Avengers: Doomsday, il ritorno di Iron Man e lo scontro con il Dottor Destino trapelano dalle teorie dei fan
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
L’attesa per Avengers: Doomsday, il kolossal diretto dai fratelli Russo e previsto per dicembre 2026, cresce di ora in ora, alimentata da un tam tam incessante di indiscrezioni che dipingono una trama molto più complessa e stratificata di quanto si potesse inizialmente immaginare. Il fulcro di queste voci, come spesso accade nell’era del Multiverso, ruota attorno a Robert Downey Jr., il quale, dopo aver salutato il pubblico con la morte di Tony Stark in Endgame, è pronto a varcare nuovamente i cancelli della Marvel, ma non, come si potrebbe pensare, nei panni del noto filantropo miliardario in armatura. Lo attende, infatti, il mantello e la maschera di ferro di Victor Von Doom, il sovrano di Latveria, in un ruolo che si preannuncia centrale per il destino del Marvel Cinematic Universe.
La domanda che ossessiona i fan, e che gli scooper rincorrono senza sosta, è una sola: come è possibile che lo stesso volto interpreti due personaggi distinti? Le teorie, in tal senso, si sprecano e alcune di esse, se confermate, avrebbero dell’incredibile. Una delle ipotesi più suggestive, e che circola con maggiore insistenza, vorrebbe che il Dottor Destino non sia altri che una variante oscura e distorta di Tony Stark, proveniente da una linea temporale in cui, invece di diventare Iron Man, ha intrapreso un cammino che lo ha portato a coniugare la sua geniale inventiva con le arti oscure della magia. In quest’ottica, il villain non sarebbe quindi un'entità estranea, ma lo spectre di un eroe caduto, un riflesso deformato di ciò che Stark avrebbe potuto diventare se il dolore e l'arroganza avessero preso il sopravvento, creando un cortocircuito emotivo devastante per Peter Parker e per tutti coloro che hanno amato e pianto l'originale Vendicatore.
Una conquista che parte dalla TVA e il destino di Loki
Le fughe di notizie, però, non si fermano alla mera esistenza di Doom, ma si spingono a delinearne le mosse, e queste ultime appaiono tutt'altro che lineari. Sembra, infatti, che la conquista del Multiverso da parte del dittatore latveriano non possa prescindere dal controllo della Time Variance Authority, l'organizzazione burocratica senza tempo che regola il flusso delle linee temporali. Secondo quanto riportato da alcune fonti online, Victor Von Doom, dopo il fallimento di un suo personale e ambiguo piano per "salvare" il Multiverso, si dirigerebbe proprio alla TVA. Qui, in un confronto che si preannuncia epico e drammatico, ucciderebbe Loki, il Dio degli inganni che, come ricordiamo, siede ora al centro del tempo mantenendo unite le infinite realtÓ, per poi impossessarsi dei suoi poteri e della sua posizione. Un passaggio, questo, che trasformerebbe il personaggio di Tom Hiddleston in una sorta di sacrificio necessario, una pedina sulla scacchiera di Doom per ottenere il controllo assoluto e procedere alla creazione di Battleworld, il pianeta patchwork composto da frammenti di terre e cronologie distrutte, sul quale il tiranno regna incontrastato.
La macchina del consenso Disney e le pressioni del cambio al vertice
In questo clima di fervida speculazione, va registrato un dato di fatto tutt'altro che trascurabile: il gradimento dei piani alti di casa Disney. Nonostante la mole di rumors possa talvolta apparire caotica e contraddittoria, fonti autorevoli come Variety hanno rivelato che le prime proiezioni del film, mostrate ai dirigenti del colosso dell'intrattenimento, hanno riscosso un successo tale da superare le più rosee aspettative. Un’approvazione che giunge in un momento particolarmente delicato per la società, segnato dal passaggio di testimone al vertice. Con Josh D'Amaro pronto a subentrare a Bob Iger come nuovo amministratore delegato, la pressione sul franchise di punta della Casa delle Idee si fa sentire in modo esponenziale. Avengers: Doomsday non è solo un film, ma rappresenta una scommessa colossale, il perno su cui far ruotare il rilancio di un universo narrativo che, dopo il trionfo di Endgame, ha mostrato qualche segno di cedimento e di stanchezza creativa.
L’ombra di un confronto e il peso del Multiverso
Se le teorie sulla genesi di Doom come variante di Stark dovessero rivelarsi fondate, lo scontro finale del film assumerebbe contorni quasi shakespeariani. Piuttosto che un classico confronto tra Bene e Male, ci troveremmo di fronte a un duello interiore, una lotta tra ciò che Tony era e ciò che Victor è diventato. I primi a dover fare i conti con questa realtà sarebbero proprio i Vendicatori superstiti, chiamati a combattere non solo un tiranno, ma il riflesso deformato del loro amico e compagno scomparso. In questo contesto, la figura di Steve Rogers, o di ciò che ne resta, potrebbe giocare un ruolo fondamentale, magari forte di quell'avvertimento ricevuto tempo fa da Loki, quando il Dio del Caos, ancora alle dipendenze della TVA, gli offrì protezione in un'altra realtÓ, consigliandogli di muoversi con cautela per non innescare pericolose incursioni. Un consiglio, quello del fratello di Thor, che oggi, alla luce degli eventi, appare più profetico che mai.




