Valdagno, padre e figlio inghiottiti da una voragine mentre prestavano soccorso
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Redazione Interno
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Un ponte che cede sotto la furia del maltempo, un’auto che sparisce nel vuoto: è finita così la vita di Leone Francesco Nardon, 65 anni, e di suo figlio Francesco, poco più che ventenne, inghiottiti da una voragine apertasi giovedì sera sul ponte dei Nori, a Valdagno, nel Vicentino. I loro corpi sono stati ritrovati ieri nel bacino di laminazione di Trissino, una decina di chilometri più a valle, dopo ore di ricerche condotte tra la piena del torrente Agno e la vegetazione stravolta dall’acqua.
Quella che doveva essere una corsa per portare aiuto si è trasformata in una trappola mortale. I due, entrambi ingegneri, erano diretti verso un’area colpita dal maltempo – lo stesso che poco dopo avrebbe causato il crollo – per mettere in sicurezza la zona con le attrezzature della loro azienda, la Sitec, specializzata proprio nella prevenzione dei dissesti idrogeologici. Un tragico paradosso, se si considera che Leone, fondatore e titolare dell’impresa, aveva dedicato la sua carriera a sviluppare tecnologie per contrastare i disastri ambientali. Il figlio, che studiava per seguire le sue orme, era al suo fianco anche professionalmente, impegnato in uno stage in una delle società di famiglia.
La procura di Vicenza ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo, sequestrando le immagini delle telecamere di sorveglianza posizionate nelle vicinanze del ponte, che avrebbero ripreso i momenti precedenti al crollo. Le indagini, ancora in una fase preliminare, dovranno accertare le responsabilità tecniche e amministrative dietro al cedimento, valutando eventuali negligenze nella manutenzione dell’infrastruttura. Intanto, la comunità di Valdagno, dove i Nardon erano ben conosciuti, si stringe attorno alla famiglia, sconvolta da una doppia perdita che ha lasciato senza parole anche chi, in quelle ore concitate, aveva cercato di prestare soccorso.




