L’ombra del coltello a Golders Green: fermato con il taser il 45enne dopo l’accoltellamento davanti alla sinagoga
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Redazione Esteri
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Il tentativo di fermare un autobus, forse diretto verso casa o verso un luogo di culto, si è trasformato in un agguato. Le telecamere di sorveglianza, quelle stesse che spesso scrutano il traffico cittadino, hanno immortalato il momento in cui un uomo anziano, mentre si sistema la kippah in un gesto quotidiano e quasi meccanico, viene avvicinato da un passante apparentemente inoffensivo che invece, con violenza inaudita, lo colpisce ripetutamente con una lama. È accaduto a Golders Green, quartiere storico del nord di Londra dove la comunità ebraica è parte integrante del tessuto sociale, e l’episodio rappresenta solo l’ultimo, e più grave, di una scia di violenza che da settimane tiene in allarme la capitale.
Gli investigatori della polizia metropolitana, affiancati dagli specialisti dell’antiterrorismo, hanno formalmente classificato l’aggressione come atto terroristico, alzando immediatamente il livello di allerta. Il sospettato, un uomo di 45 anni della quale si sta cercando di accertare la nazionalità e il passato, è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio. L’intervento dei volontari di Shomrim, il servizio di vigilanza della comunità che ha bloccato l’uomo armato di coltello mentre tentava di colpire altri passanti, è stato cruciale per fermare la furia prima dell’arrivo della polizia. Quando gli agenti sono giunti sul posto, il 45enne ha tentato di aggredire anche loro, ed è stato immobilizzato solo con l’uso di un taser prima di essere finalmente messo in manette.
La scia di veleni e l’inchiesta sugli incendi dolosi
L’accoltellamento di due uomini – di circa 70 e 30 anni, entrambi ricoverati in condizioni definite gravi ma stabili – non è un episodio isolato, ma si inserisce in un puzzle inquietante che Scotland Yard sta cercando di ricomporre da mesi. Le indagini, coordinate dall’unità antiterrorismo, stanno analizzando i collegamenti con una serie di attacchi precedenti che avevano preso di mira la stessa area geografica. Solo poche settimane fa, quattro ambulanze dell’associazione di soccorso Hatzola furono date alle fiamme in un rogo doloso esattamente a 300 metri di distanza dal luogo dell’accoltellamento di mercoledì, mentre un muro commemorativo dedicato alle vittime del 7 ottobre era stato vandalizzato con il fuoco il giorno prima dell’aggressione.
Gli inquirenti stanno vagliando i filmati delle telecamere di sorveglianza non solo per ricostruire i secondi precedenti all’accoltellamento alla fermata dell’autobus, dove la vittima più anziana è stata colpita alle spalle, ma anche per verificare se l’aggressore avesse compiuto sopralluoghi nei giorni precedenti. L’arresto del 45enne, che attualmente si trova in custodia cautelare, ha portato finora all’accusa formale di tentato omicidio, ma gli agenti non escludono che possano emergere contestazioni aggiuntive legate al terrorismo, data la natura mirata degli attacchi contro fedeli in uscita dalla sinagoga e la reazione violenta dello stesso al momento della cattura.
La reazione di Israele e la pressione su Londra
Se sul fronte giudiziario le indagini procedono per chiarire i moventi e la piena identità dell’aggressore, sul fronte politico la tensione è palpabile. Il ministero degli Esteri israeliano ha rilasciato una nota durissima, praticamente un atto d’accusa nei confronti del governo di Sua Maestà, denunciando che “basta parole” e che il Regno Unito deve agire con urgenza contro un odio che “infetta l’intero Paese”. La diplomazia israeliana ha sottolineato come dopo gli attacchi incendiari alle sinagoghe, alle ambulanze e ora l’accoltellamento diretto ai civili, il governo britannico non possa più sostenere che la situazione sia sotto controllo, chiedendo misure concrete e non solo dichiarazioni di circostanza.
Nonostante le condanne arrivate tempestivamente dal primo ministro Keir Starmer, che ha definito l’episodio “profondamente preoccupante” durante il Question Time alla Camera dei Comuni, e dal sindaco Sadiq Khan, il clima nella capitale rimane segnato da un misto di paura e rabbia. I volontari di Hatzola, che hanno soccorso i due uomini feriti trasportandoli d’urgenza in ospedale, rappresentano l’unica barriera in un quartiere dove, nonostante la massiccia presenza di pattuglie armate, la minaccia è tornata a materializzarsi in pieno giorno, sotto gli occhi di telecamere impotenti e di una cittadinanza stremata dalla recrudescenza della violenza.




