Borse europee chiudono in ribasso, pesano le tensioni tra Stati Uniti e Iran

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La sessione del 19 febbraio 2026 ha lasciato un segno negativo sui principali listini del Vecchio continente, con gli investitori costretti a fare i conti con un clima di rinnovata incertezza geopolitica. Le rinnovate ostilità latenti tra Washington e Teheran, e il conseguente rafforzamento della presenza militare americana in Medio Oriente, hanno riportato il timore di un conflitto aperto al centro delle preoccupazioni dei mercati finanziari, innescando una fuga selettiva verso asset ritenuti più sicuri e penalizzando, di riflesso, i listini azionari -2-4. Il presidente Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha adottato una linea di particolare fermezza nei confronti della Repubblica islamica, un atteggiamento che, come inevitabile conseguenza, spinge al rialzo il prezzo del greggio e alimenta la volatilità su entrambe le sponde dell'Atlantico -5-8.

Piazza Affari maglia nera d'Europa, bene solo i petroliferi

Tra le piazze finanziarie europee, è stata Milano a soffrire maggiormente l'ondata di vendite, con l'indice Ftse Mib che ha lasciato sul terreno l'1,22% -2. Un ribasso trainato prevalentemente dal settore energetico, paradossalmente colpito da provvedimenti interni come il nuovo decreto bollette, che ha appesantito titoli quali A2A, Enel ed Erg, con cali compresi tra il 2,2% e il 3,6% -2. In controtendenza, seppur non in maniera sufficiente a raddrizzare il bilancio della seduta, hanno performato i classici titoli del comparto oil, con Eni in rialzo dell'1,4% e, soprattutto, Tenaris che ha letteralmente brillato con un balzo del 9,4% grazie a conti trimestrali oltre le attese e al contesto di prezzi del petrolio in salita -2.

L'indice Dax di Francoforte ha registrato un calo dello 0,93% -2. Oltre ai timori geopolitici, sul listino tedesco hanno inciso le performance negative di alcuni colossi automobilistici, con Bmw e Volkswagen in flessione rispettivamente dell'1,8% e dell'1,6% -7. Parigi ha visto il suo Cac 40 arretrare dello 0,36%, un calo frenato solo parzialmente, mentre Londra ha chiuso a -0,55% -2. Oltremanica, a pesare è stato soprattutto il comparto minerario, con Rio Tinto in forte ribasso dopo risultati annuali giudicati deludenti dal mercato -1-7.

Il tonfo di Fincantieri dopo il collocamento, corsa al petrolio

Sul listino milanese, un discorso a parte merita la debacle di Fincantieri. Il Titolo del gruppo triestino, attivo nella cantieristica navale e nella difesa, è sprofondato dell'11,8% chiudendo sotto i 15 euro -2. Una reazione violenta del mercato, quella registrata nelle ultime ore di contrattazioni, all'indomani del collocamento accelerato di un pacchetto di azioni pari al 10% del capitale. L'operazione, riservata a investitori istituzionali e curata da primari istituti di credito come Bnp Paribas e Mediobanca, è stata fissata a un prezzo di 15,32 euro per azione, uno sconto che ha inevitabilmente deprezzato il titolo in borsa, nonostante la domanda avesse ampiamente superato l'offerta -3-6-9. A seguito dell'operazione, la quota di Cdp Equity, azionista di controllo, si è ridotta dal 70,67% a poco più del 64%, aumentando di fatto il flottante del titolo -9.

Parallelamente all'andamento negativo delle borse, il prezzo del petrolio ha continuato la sua corsa al rialzo, sostenuto dall'escalation verbale e militare tra Stati Uniti e Iran -5. Il greggio Wti ha visto un incremento del 2,24%, tornando su livelli che non si registravano dall'estate precedente, un trend che sta giocoforza beneficiando i colossi energetici americani come Exxon Mobil e Chevron, ma che dall'altra parte riaccende le preoccupazioni per l'inflazione e per il suo effetto recessivo sulle economie importatrici -2-5. Le tensioni hanno trovato eco anche nelle parole della Banca centrale europea, che nel suo bollettino economico ha sottolineato come l'outlook per l'area euro rimanga incerto proprio a causa delle persistenti tensioni geopolitiche e dell'incertezza sulle politiche commerciali globali -7.

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