Fegato grasso nei giovani: alcol, sovrappeso e diabete 2 tra le cause principali

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La steatosi epatica, comunemente nota come fegato grasso, sta registrando una crescita rapida nella popolazione under 40, trasformandosi in una priorità sanitaria che richiede diagnosi tempestive e strategie preventive mirate. A lanciare l'allarme sono stati gli epatologi nel corso del recente appuntamento divulgativo ANSA Incontra, dove si è tornati a parlare con forza della forma progressiva della malattia, la steatoepatite associata a disfunzione metabolica, nota con l'acronimo MASH.

I dati emersi confermano una realtà epidemiologica preoccupante: la malattia del fegato grasso rappresenta oggi la seconda causa principale di trapianto di fegato, posizionandosi come una vera e propria emergenza sanitaria e metabolica globale.

Che cos'è la steatosi epatica e come si manifesta

La steatosi epatica non alcolica, oggi ridefinita con la dicitura MASLD, consiste nell'accumulo di grasso nel fegato in persone che non abusano di alcol. Si tratta di una condizione che, soprattutto nelle fasi iniziali, non dà sintomi evidenti, il che rende ancora più insidiosa la sua progressione. Quando il grasso supera il 10 per cento del peso dell'organo, il fegato può andare incontro a infiammazione e, nei casi più seri, a fibrosi e cirrosi.

Il professor Marco Marzioni, professore di Gastroenterologia all'Università Politecnica delle Marche, ha spiegato nel corso della puntata di Elisir dedicata al tema quali sono le cause, come si scopre e quando questa condizione può compromettere la salute del fegato.

Le cause principali: alcol, sovrappeso e diabete di tipo 2

Tra i fattori scatenanti principali ci sono il consumo di alcol, il sovrappeso e il diabete di tipo 2. In Italia la steatosi metabolica interessa circa il 25 per cento della popolazione, mentre oltre 8 milioni di persone consumano alcol con modalità a rischio per la salute. Il dato che colpisce maggiormente riguarda i più giovani: circa 660mila ragazzi tra i 18 e i 24 anni rientrano in questa categoria.

Tra i pazienti in carico, la prevalenza mediana di diabete è del 40 per cento e quella di obesità del 50 per cento, a conferma di uno stretto legame tra la malattia epatica e le condizioni metaboliche. A livello globale la steatosi metabolica riguarda oltre il 30 per cento degli adulti, un numero che continua a crescere in parallelo con l'epidemia di obesità e diabete.

La nuova nomenclatura e il quadro internazionale

Nel 2023 un consensus internazionale che ha coinvolto oltre 70 società scientifiche ha proposto una revisione della nomenclatura, sostituendo i vecchi termini NAFLD e NASH con le diciture MASLD e MASH. La scelta risponde all'esigenza di superare una definizione basata sull'esclusione del consumo alcolico e di porre invece l'accento sui fattori metabolici che sono alla base della malattia. La nuova classificazione include anche la categoria MetALD, che identifica i pazienti con steatosi metabolica e un consumo moderato ma regolare di alcol.

Questa evoluzione terminologica permette una migliore stratificazione dei pazienti e orienta verso terapie personalizzate.

Prevenzione e stili di vita

La prevenzione passa principalmente attraverso la modifica degli stili di vita. La dieta mediterranea, in particolare nella sua versione ipocalorica associata a un aumento dell'attività fisica, si è dimostrata efficace nel ridurre il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, che rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la steatosi epatica.

Uno studio pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine ha evidenziato che un intervento intensivo basato su una dieta mediterranea a ridotto contenuto calorico e attività fisica regolare ha portato a una riduzione del 31 per cento dei nuovi casi di diabete rispetto a una dieta mediterranea senza restrizione calorica.

La diagnosi precoce resta comunque fondamentale: l'ecografia e altre tecniche di imaging possono identificare la steatosi, ma non sono in grado di distinguere la steatoepatite dalle altre cause di accumulo di grasso nel fegato, rendendo necessario un approccio diagnostico più approfondito per i pazienti a rischio.

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