Maestra perginese morta dopo l'intervento: lunedì l'autopsia
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Redazione Interno
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Sarà l'esame autoptico a stabilire le cause del decesso di Clara Palaoro, l'insegnante 56enne di Pergine Valsugana spentasi lunedì notte all'ospedale Santa Chiara di Trento dopo otto mesi di coma vegetativo. La Procura di Vicenza, che indaga sulla vicenda, ha affidato l'incarico per l'autopsia, fissata per lunedì prossimo nelle camere mortuarie del nosocomio trentino.
A eseguirla sarà il medico legale Andrea Porzionato, mentre la posizione del chirurgo estetico titolare della struttura dove è avvenuto l'intervento e quella dell'anestesista sono al vaglio degli inquirenti.
La ricostruzione di quella giornata
Il 28 gennaio scorso la donna si era sottoposta a un intervento di chirurgia estetica — una mastoplastica additiva, secondo quanto riportato da alcune testate — in una clinica privata di Marostica, nel Vicentino. Stando al racconto del compagno, Alessandro Avi, Clara era entrata in sala operatoria intorno alle 10.15 e ne era uscita circa tre ore dopo, pallida e confusa. Poco dopo avrebbe accusato un malore improvviso e il 118 sarebbe stato chiamato solo alle 16.15, quando la donna era già in coma.
La Procura berica aveva inizialmente aperto un fascicolo per lesioni personali gravissime, ipotesi riqualificata in omicidio colposo dopo il decesso sopraggiunto nella notte tra domenica e lunedì. Due gli aspetti che gli inquirenti intendono chiarire: l'origine del malore — se dovuto a una reazione al farmaco anestetico o a un'altra complicanza — e la tempestività dei soccorsi, che secondo la ricostruzione dei familiari sarebbero stati allertati con un ritardo di circa tre ore rispetto al peggioramento delle condizioni della paziente.
Il percorso clinico e il trasferimento in Trentino
Dopo il malore, la donna era stata trasferita d'urgenza in ospedale e ricoverata in terapia intensiva. Nei giorni successivi il compagno aveva chiesto e ottenuto il trasferimento in Trentino, prima al Santa Chiara e poi alla struttura riabilitativa Villa Rosa. Le sue condizioni erano apparse disperate sin dal primo momento e nei mesi il quadro clinico è rimasto sostanzialmente invariato, fino all'aggravamento delle ultime settimane che ha reso necessario il ritorno nel capoluogo trentino.
Le iniziative legali della famiglia
Le due figlie della donna avevano già presentato, tramite l'avvocato Andrea de Bertolini, una querela per lesioni gravissime, depositando un esposto alla Procura di Vicenza per chiedere di accertare le cause del coma. Dopo la morte della madre, l'ipotesi di reato è mutata in omicidio colposo. Il compagno Alessandro Avi, assistito dall'avvocato Christian Gecele, ha nominato come consulenti il professor Enzo Ronchi, docente all'Università Statale di Milano, e il dottor Sandro Feller di Rovereto.
La famiglia ha anche incaricato il medico legale Guido Cavagnoli come perito di parte.
Il Poliambulatorio Marostica Salus, struttura dove è stato eseguito l'intervento, attraverso i propri legali ha fatto sapere di non voler rilasciare dichiarazioni in considerazione del procedimento penale in corso. La Società italiana di chirurgia plastica è intervenuta sulla vicenda ricordando l'importanza dei protocolli di sicurezza e diffondendo un decalogo per i pazienti che scelgono di sottoporsi a operazioni estetiche.
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