Oro a 4.456 dollari, rimbalzo da tre mesi: il Tesoro Usa frena i rendimenti, speculatori in festa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo dell'oro ha messo a segno un deciso balzo in avanti, guadagnando il 2,83% sul contratto spot per attestarsi a 4.456 dollari l'oncia e riportandosi così sui livelli che non si vedevano dall'inizio dello scorso giugno. Un movimento altrettanto sostenuto si è registrato sui future, saliti del 2,16% a 4.460 dollari, in una seduta che ha visto il metallo prezioso beneficiare di una congiuntura macroeconomica favorevole, innescata principalmente dalle mosse del Dipartimento del Tesoro statunitense sul mercato dei titoli di Stato.

La mossa del Tesoro Usa che cambia lo scenario

A dare la scossa è stata l'improvvisa inversione di tendenza sui rendimenti dei Treasury, dopo che il Tesoro americano ha annunciato un'intensificazione dei programmi di riacquisto, con un raddoppio del volume delle operazioni mirate a sostenere la liquidità dei titoli con scadenza compresa tra i 10 e i 30 anni.

Una dichiarazione che ha avuto l'effetto di un fulmine a ciel sereno, facendo crollare i rendimenti dei bond a lunga scadenza, che solo il giorno prima avevano toccato i massimi dal 2007; il tasso sul Treasury trentennale, in particolare, è sceso di 8 punti base al 5,2%, invertendo bruscamente una corsa che stava mettendo sotto pressione l'intero comparto dei metalli preziosi, i quali, va ricordato, non offrono alcun rendimento periodico.

L'intervento, giudicato inaspettato persino dagli addetti ai lavori, ha riequilibrato le forze in campo: da un lato ha ridotto l'attrattiva dei bond, dall'altro ha indebolito il dollaro, che ha perso terreno rendendo l'oro, che in questa valuta è quotato, meno costoso per i detentori di altre monete. Un meccanismo a catena che ha spinto gli investitori a riversarsi sul metallo giallo, interpretato come un rifugio sicuro in un contesto di tassi reali destinati a contrarsi.

Il posizionamento degli speculatori: un mare di long

A confermare il sentiment rialzista sono anche i dati del Commitment of Traders (COT), quelli più aggiornati all'11 agosto, che rivelano un posizionamento estremamente sbilanciato da parte dei fondi appartenenti alla categoria Managed Money. Questi ultimi detenevano posizioni long per ben 148,6 mila contratti, a fronte di appena 11,0 mila posizioni short, il che si traduce in una posizione netta long di circa 137,7 mila contratti.

Un'esposizione così massiccia, che rappresenta il 37,1% dell'intero open interest del mercato, segnala una convinzione profonda da parte del capitale speculativo riguardo alla prosecuzione del trend rialzista, tanto che nella settimana presa in esame le posizioni long sono aumentate di 8,8 mila contratti mentre quelle short sono cresciute solo di 1,9 mila.

Sul fronte opposto, si muovono i commerciali, ovvero i produttori e gli operatori legati al mercato fisico dell'oro, che hanno invece incrementato la loro esposizione short, utilizzando i prezzi attuali come un'opportunità per coprirsi. I dati mostrano come i commerciali abbiano aumentato le posizioni short di 9,1 mila contratti nell'ultima settimana, portando la loro posizione netta short a circa 252,6 mila contratti se si sommano le diverse categorie.

Un quadro, questo, che disegna la classica struttura di un mercato in forte trend, dove la domanda speculativa si scontra con l'offerta di copertura da parte dei produttori, creando le premesse per una volatilità che, in caso di improvviso cambiamento di rotta, potrebbe tradursi in un rapido e violento deleveraging.

Tra fattori strutturali e rischi di breve termine

Sebbene la mossa del Tesoro abbia fornito il carburante per l'impennata immediata, il contesto che sostiene l'oro è di natura più complessa e non si esaurisce nelle oscillazioni giornaliere dei rendimenti. Le preoccupazioni per un debito pubblico statunitense che sta per superare i 40.000 miliardi di dollari e per una politica di manipolazione dei rendimenti da parte del Tesoro stanno di fatto minando la fiducia nella solidità dei Treasury come asset privi di rischio, spingendo gli investitori a cercare alternative più solide come riserva di valore.

A ciò si aggiunge il ritorno della domanda da parte degli investitori, con flussi che hanno ricominciato a riversarsi negli ETF sull'oro, inizialmente guidati dalla Cina e poi dall'Europa, e la prosecuzione degli acquisti da parte delle banche centrali, che a giugno hanno toccato le 51 tonnellate metriche lorde secondo i dati del World Gold Council. Non mancano tuttavia le incognite: il superamento della media mobile a 200 giorni, situata a 4.510 dollari, rappresenterebbe un ulteriore segnale rialzista per i trader tecnici, ma il posizionamento estremo dei fondi lascia intravedere il rischio di una correzione qualora le condizioni di mercato dovessero cambiare. Il mercato attende ora i verbali della Federal Reserve per avere maggiori indicazioni sulle prossime mosse in materia di tassi, mentre alcuni istituti come UBS hanno già alzato il tiro, fissando un target per l'oro a 5.400 dollari l'oncia entro settembre 2027, in uno scenario di dollaro debole e tassi reali in calo.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.