Oro stabile oltre 4.100 dollari, lo Stretto di Hormuz congela i mercati
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Redazione Economia
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Le quotazioni dell'oro si mantengono sostanzialmente stabili sui mercati internazionali, attestandosi al di sopra della soglia dei 4.100 dollari l'oncia, dopo il lieve ribasso registrato nella seduta precedente. Il metallo prezioso, che nelle contrattazioni asiatiche mostra un timido rialzo, si trova a navigare in un contesto di mercato estremamente cauto, dove gli operatori sembrano aver messo da parte ogni slancio speculativo per concentrarsi sui venti di guerra che soffiano dallo Stretto di Hormuz.
A pesare sul sentiment degli investitori non sono solo le tensioni geopolitiche, ma anche le attese per le prossime mosse della Federal Reserve, la banca centrale americana, i cui tassi di interesse continuano a rappresentare un'incognita fondamentale per la direzione del prezzo del bene rifugio per eccellenza.
Future agosto 2026 e il peso della Fed
Guardando ai contratti derivati, il future sull'oro con scadenza agosto 2026 registra un decremento dello 0,48%, portandosi a quota 4.136 dollari, un movimento che riflette le attese del mercato sul costo futuro del metallo ma che sconta anche l'incertezza legata alle decisioni di politica monetaria.
In un contesto di tassi elevati, come quello che potrebbe prolungarsi a causa delle pressioni inflazionistiche, l'oro perde infatti competitività rispetto ad attività che producono un reddito, come i bond, perché non offre cedole; eppure, è proprio in momenti di elevata tensione internazionale che la sua funzione di riserva di valore torna prepotentemente alla ribalta, creando un equilibrio fragile tra spinte contrastanti che tiene gli operatori con il fiato sospeso.
Tensioni nello Stretto e rischio energia
Sullo sfondo dell'andamento odierno dell'oro, che si aggira attorno a 4.100 dollari l'oncia con lo spot in leggero rialzo, ci sono i nuovi e preoccupanti scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il traffico di petrolio.
Queste tensioni, che hanno spinto gli operatori alla massima prudenza, potrebbero avere effetti a catena sui prezzi dell'energia: un aggravamento della situazione in quell'area, infatti, rischia di impattare sui costi di trasporto del greggio e, di conseguenza, sull'intero sistema dei prezzi internazionali dei prodotti energetici, alimentando un'impennata dell'inflazione che costringerebbe la banca centrale americana a mantenere i tassi su livelli elevati più a lungo del previsto.
L’oncia troy, che corrisponde a poco più di 31 grammi, è l'unità di misura tradizionalmente utilizzata per queste materie prime e il suo prezzo è un riferimento chiave non solo per gli investitori privati ma anche per le banche centrali, che considerano il metallo un bene rifugio, cioè un'attività in cui rifugiarsi nelle fasi di maggiore incertezza economica e finanziaria.
Ed è proprio in questa duplice veste, quella di protezione dall'inflazione e di paracadute in tempi di crisi, che l'oro si trova oggi a dover gestire un presente fatto di attese e di timori, in attesa di capire se prevarrà la prudenza dettata dai venti di guerra o la cautela imposta dai segnali provenienti dall'economia reale.




