Il conto alla rovescia per l’acqua potabile: ad Arpa i 40 campioni decisivi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   PESCARA. La morsa della torbidità non allenta ancora la presa sui rubinetti dei grandi centri abruzzesi. A distanza di giorni dal maxi intervento dell’Aca sulla condotta Giardino – un’operazione che aveva imposto la sospensione dell’erogazione in diciannove comuni – l’acqua continua a scorrere, ma non può essere bevuta a Pescara, Chieti, Montesilvano, Spoltore, Cepagatti e Città Sant’Angelo. L’allerta, lo si apprende dagli aggiornamenti tecnici di queste ore, resta alta mentre l’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) ha messo mano a quaranta nuovi campioni: quattordici dal Pescarese e ventisei dal Chietino, analizzati per verificare esclusivamente il parametro della torbidità, quello che finora ha bloccato il via libera definitivo.

I tecnici, impegnati senza sosta da giorni in una mole di lavoro straordinaria che ha messo a dura prova i protocolli di laboratorio, hanno già escluso qualsiasi contaminazione batterica nelle scorse rilevazioni; un dato, quest’ultimo, che aveva parzialmente rassicurato sulla qualità di base della risorsa. La partita, insomma, si gioca ora su un fronte più sottile ma altrettanto rilevante per la normativa: la presenza di particelle in sospensione, un fenomeno che la presidente dell’Aca, Giovanna Brandelli, ha definito “normale, temporaneo e reversibile”, legato allo “stress” idraulico dei lavori e alla mobilitazione di solidi durante il riempimento delle condotte.

La “tregua” dell’analisi lampo e i primi comuni fuori dall’emergenza

A differenza dei controlli microbiologici – il cui completamento richiede tempi tecnici che si avvicinano alle quarantotto ore – la verifica della torbidità offre un vantaggio logistico non trascurabile: i risultati possono essere pronti nell’arco di circa due ore. Questo significa che se i parametri rientreranno nei limiti di legge, la Asl potrà comunicare immediatamente ai sindaci la revoca delle ordinanze, restituendo la normalità a centinaia di migliaia di utenti. Nel frattempo, sebbene il grosso dell’area critica resti in bilico, c’è già chi ha festeggiato il ritorno alla normalità. La Asl di Pescara ha infatti certificato la piena potabilità in otto comuni, tutti nella zona della provincia: Bussi (limitatamente alla frazione Officine), Bolognano, Castiglione a Casauria, Manoppello, Scafa, Tocco da Casauria, Torre de’ Passeri e Turrivalignani. Un segnale inequivocabile, secondo i gestori, della bontà della fonte, dato che l’acqua proviene dallo stesso acquedotto Giardino che alimenta anche i centri ancora in attesa.

Il caos silenzioso degli impianti privati: il rebus delle autoclavi

Mentre i riflettori sono puntati sui maxi serbatoi e sulle condotte pubbliche, esiste un fronte sommerso che tiene banco tra gli amministratori di condominio e i gestori di impianti privati. Il problema riguarda la gestione delle cosiddette autoclavi – i sistemi di accumulo e pompaggio interni agli edifici – rimasti chiusi durante la fase di non potabilità. Con la riapertura dei flussi da parte dell’Aca, i professionisti del settore si sono trovati davanti a una scelta ad alto rischio: riattivare subito l’afflusso idrico, esponendo però gli impianti a un potenziale carico di torbidità o a contaminazioni residue, oppure mantenere la chiusura in attesa dei dati ufficiali.

La categoria, come emerso dagli ambienti tecnici, è risultata spaccata a metà: circa il cinquanta per cento ha optato per la ripartenza immediata, una decisione definita da alcuni “difficile e, per certi versi, solitaria”. Il nodo centrale, al di là della scelta operativa, resta quello della responsabilità: in assenza di indicazioni univoche da parte delle istituzioni, chi ha riaperto si assume il rischio di dover giustificare eventuali infezioni o danni alla salute riconducibili a una contaminazione post-intervento, con ricadute che potrebbero essere sia civili che penali.

L’acqua torna ma con il “bollito” obbligatorio per un’eccezione

Nel mosaico delle situazioni emergenziali spicca il caso di Silvi, l’unico comune della provincia di Teramo coinvolto nella maxi sospensione. Qui il sindaco ha firmato un’ordinanza che definisce una sorta di “zona grigia” della potabilità. Dopo gli esiti della Asl, l’acqua è stata dichiarata utilizzabile per l’alimentazione, ma esclusivamente dopo una bollitura non inferiore ai dieci minuti. Un provvedimento cautelativo, questo, giustificato dall’attesa dei risultati definitivi per alcuni parametri residuali come gli enterococchi, i cui esami di laboratorio richiedono tempi biologici più lunghi rispetto ai controlli standard.

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