Legge elettorale, slitta al 14 luglio l'esame alla Camera. Donzelli: "Faremo proposte sulle preferenze"
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Redazione Interno
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Si allunga il calendario parlamentare per la nuova legge elettorale. La conferenza dei capigruppo della Camera ha stabilito che l'esame del provvedimento, già approdato in Aula per la discussione generale lo scorso 26 giugno, riprenderà ufficialmente il 14 luglio. La riunione, convocata proprio per definire i tempi del dibattito dopo la prima fase di confronto, ha inoltre deciso il contingentamento dei lavori in ventidue ore, una finestra ristretta che lascia presagire una marcia serrata tra emendamenti e votazioni.
Prima di entrare nel vivo della discussione sul testo, l'Assemblea sarà chiamata a pronunciarsi sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni; un passaggio obbligato che potrebbe già orientare il clima dell'Aula.
Il rinvio e le richieste delle opposizioni
Il rinvio di una settimana rispetto alle previsioni iniziali, che ipotizzavano un avvio delle votazioni già nei primi giorni di luglio, sembra essere frutto anche delle sollecitazioni arrivate dai banchi dell'opposizione. Le stesse forze di minoranza, come emerso dalla riunione dei capigruppo, avrebbero chiesto di posticipare ulteriormente il dibattito per approfondire i contenuti del disegno di legge. Una richiesta che, a detta di fonti di maggioranza, non avrebbe creato particolari ostacoli, sebbene il cronoprogramma resti serrato.
Intanto, la conferenza ha già blindato i tempi: ventidue ore per discutere e votare gli emendamenti, dopo aver eventualmente superato lo scoglio preliminare delle pregiudiziali. Un meccanismo che lascia poco spazio a lungaggini e che punta a chiudere l'iter in tempi rapidi.
Donzelli e la questione delle preferenze
Nel mezzo della discussione procedurale, il responsabile organizzazione di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli, ha gettato un sasso nello stagno politico al termine dell'incontro con gli alleati di centrodestra. "Faremo delle proposte agli alleati sulle preferenze ma è un tema che ancora non si è affrontato", ha dichiarato Donzelli, ammettendo che il nodo del voto di preferenza, storicamente caldo per gli equilibri interni ai partiti, non è stato ancora discusso compiutamente nel tavolo di maggioranza.
La dichiarazione apre una finestra su possibili correzioni al testo, anche se il leader di FdI ha precisato che si tratta di un terreno ancora vergine nel confronto con Lega e Forza Italia. Il fatto che le preferenze entrino nel dibattito solo ora, a pochi giorni dalla ripresa dei lavori, potrebbe generare attriti o accelerare soluzioni di compromesso.
Le accuse di Malaguti al Partito Democratico
Il clima politico, già tesissimo sulle riforme istituzionali, si è ulteriormente acceso a causa delle schermaglie tra i partiti. Il deputato di Fratelli d'Italia Mauro Malaguti, intervenendo per replicare alle osservazioni della collega dem Debora Serracchiani, ha rincarato la dose definendo le critiche del Partito Democratico come espressione di una "nostalgia dei governi degli inciuci".
Secondo l'esponente di maggioranza, la posizione del Pd tradirebbe una certa malinconia per le larghe intese e gli accordi parlamentari che hanno caratterizzato altre legislature, mentre la coalizione di centrodestra sarebbe invece impegnata a costruire un sistema che garantisca stabilità a chi vince le elezioni. Malaguti ha respinto al mittente le contestazioni sulla bontà del testo, rivendicando la legittimità di un impianto che, a suo dire, restituisce forza al vincitore e chiarezza agli elettori, senza bisogno di mediazioni post-voto.




