Stop ai diesel Euro 5, a Piacenza 43mila auto coinvolte: il bacino padano si prepara alle nuove limitazioni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
A partire da ottobre, in diverse città del bacino padano – tra cui Piacenza, Verona e altri centri urbani dell’Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte – entrerà in vigore il divieto di circolazione per i veicoli diesel Euro 5 nei giorni feriali, dalle 8.30 alle 18.30. Una misura che, sebbene mirata a ridurre l’inquinamento atmosferico nelle zone più critiche, avrà un impatto significativo sulla mobilità quotidiana. A Piacenza, ad esempio, sono circa 42.886 le auto interessate, quasi un quarto del parco veicoli cittadino.
Il provvedimento, introdotto con il decreto legge 121 del 2023, riguarda i Comuni con più di 30mila abitanti e punta a limitare le emissioni inquinanti nella cosiddetta “pianura ovest”, un’area storicamente esposta a livelli elevati di smog. Le sanzioni per chi violerà il divieto potranno arrivare fino a 670 euro, con la possibilità di sospensione della patente. Ma non mancano le eccezioni: veicoli ibridi, quelli adibiti al trasporto di persone con disabilità e alcuni mezzi commerciali potranno continuare a circolare.
La Lega, però, ha presentato un emendamento al Decreto infrastrutture per posticipare lo stop al 31 ottobre 2026, lasciando alle Regioni la facoltà di anticipare o ritardare ulteriormente l’entrata in vigore. Un tentativo, quello del partito di Matteo Salvini, di attenuare l’impatto sulle fasce più colpite, considerando che in provincia di Verona, ad esempio, i diesel Euro 5 rappresentano il 17,5% delle immatricolazioni, ovvero circa 113.000 veicoli.
Parallelamente, è stato avanzato anche un altro emendamento legato al censimento degli autovelox, con l’obiettivo di regolamentarne l’utilizzo. Una mossa che, se da un lato risponde alle critiche sull’eccessiva proliferazione di questi dispositivi, dall’altro solleva interrogativi sull’effettiva priorità nella lotta all’inquinamento.
Intanto, in Emilia-Romagna si stima che le auto coinvolte siano circa 270mila, un dato che conferma come la transizione verso motorizzazioni meno inquinanti sia ancora lontana dall’essere completata. Se da una parte le limitazioni potrebbero spingere verso un ricambio del parco auto, dall’altra rischiano di penalizzare soprattutto chi, in assenza di incentivi adeguati, non ha alternative immediate.




