Nissan in crisi, tagli sui posti di lavoro e sulla produzione
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Redazione Economia
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L'attuale crisi del settore automobilistico, che sta colpendo diversi attori, dalle case produttrici ai fornitori, non risparmia nemmeno Nissan, importante brand giapponese costretto ad adottare misure significative per garantirsi un futuro competitivo sul mercato globale. Gli elementi per pensare a un momento decisamente critico c'erano già tutti negli ultimi mesi: la crisi dell'auto morde ancora, e migliaia di licenziamenti per Nissan e Stellantis sono ormai una realtà. In Germania, la produzione industriale crolla e il peggio non è ancora arrivato, con le case automobilistiche tedesche che soffrono l'impatto dell'elettrificazione e della concorrenza cinese. La crisi di governo e il ritorno del protezionista Trump non schiariscono affatto il quadro.
Nissan, che ha visto il proprio utile crollare del 90%, ha annunciato 9.000 licenziamenti, pari a quasi il 7% della forza lavoro complessiva, e il taglio volontario del 50% dello stipendio per l'amministratore delegato Makoto Uchida. Il gruppo giapponese ha reso note queste misure dopo la diffusione dei risultati semestrali, che hanno mostrato un leggero calo dei ricavi netti consolidati, diminuiti di 79,1 miliardi di yen a 5.980 miliardi (36,1 miliardi di euro), ma con un utile operativo crollato del 90%, da 303,8 a 32,9 miliardi di yen (195 milioni di euro), con un margine operativo dello 0,5%.
La casa automobilistica passa dunque alla modalità emergenza: 9.000 licenziamenti, riduzione della capacità produttiva e vendita di parte delle sue quote in Mitsubishi. Uchida, subentrato alla guida di Nissan dopo l'arresto e la conseguente estromissione dall'azienda dell'ex presidente Carlos Ghosn, ha rivisto anche le previsioni di vendite e utili d'esercizio.




