Turista ebreo aggredito in un autogrill a Milano, Papetti: «L’odio si combatte con le parole»
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Redazione Interno
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Mentre il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, intervenendo al Tg2 accettava con riluttanza la versione israeliana sul bombardamento "involontario" di una chiesa a Gaza – episodio che ha sollevato polemiche per l’assenza di inchieste indipendenti – a Milano un altro fatto riaccendeva i riflettori sull’antisemitismo. Un turista francese, rabbino di 52 anni in vacanza con la famiglia, è stato aggredito verbalmente all’autogrill Villoresi Ovest lungo l’A8, colpevole solo di indossare la kippah. «Non la toglierò mai», ha dichiarato Elie, che ha avuto la prontezza di filmare i volti degli aggressori, consentendo alle forze dell’ordine di identificare tre persone. La procura di Milano ha aperto un fascicolo per percosse aggravate da motivi razziali.
L’episodio, seppur circoscritto, si inserisce in un clima sempre più teso, dove gli ebrei in Europa vengono insultati per strada, cacciati dai locali, presi di mira persino nelle aree di servizio. Quello che un tempo faceva scalpore oggi rischia di passare in sordina, normalizzato da una deriva che Papetti, intervenuto sulla vicenda, ha definito «alimentata anche dalle parole». Senza citare esplicitamente il conflitto israelo-palestinese, ha sottolineato come certi linguaggi finiscano per legittimare l’odio, rendendolo accettabile persino in un contesto banale come un autogrill.
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