Papa Leone chiede perdono per gli abusi: «La Chiesa si inginocchia davanti alle vittime»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In un discorso di profonda contrizione, pronunciato durante la veglia di preghiera per il Giubileo della Consolazione in San Pietro, Papa Leone XIV si è rivolto direttamente alle vittime di abusi del clero, affermando che la Chiesa «oggi si inginocchia insieme a voi davanti alla Madre». Le sue parole, cariche di un pathos insolito, hanno costituito un momento di forte impatto emotivo per gli oltre ottomilacinquecento fedeli presenti, segnando una tappa significativa nel suo pontificato.

«Fratelli e sorelle che avete subito l'ingiustizia e la violenza dell'abuso», ha proclamato il Pontefice nell'omelia, «Maria ripete oggi: io sono tua madre». Un messaggio, questo, inteso come un dono personale che nessuno potrà mai togliere, sebbene, come egli stesso ha ammesso con realismo, «la violenza patita non possa essere cancellata». Il richiamo alla figura materna è servito a sottolineare l’imperativo di «custodire i più piccoli e fragili con tenerezza», indicando nella protezione degli innocenti un dovere primario e non più derogabile.

L’evento, che ha visto anche la toccante testimonianza di Lucia Di Mauro, vedova di Gaetano Montanino – la guardia giurata assassinata sedici anni fa durante una rapina –, ha ampliato il suo orizzonte oltre la crisi degli abusi, abbracciando il tema universale del dolore innocente. La richiesta di ascoltare «il grido dei bambini innocenti» schiacciati da «fame e guerra» ha completato un quadro in cui il perdono è stato presentato non come una facile soluzione, bensì come l’unica forza in grado di disarmare «ogni sorta di brutalità».

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