Notte di sangue a Covo, il killer si inginocchia e poi spara: due vittime nel bergamasco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un agguato consumato in pochi secondi, un killer che si ferma davanti al tempio – il “Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji” nella zona industriale di Covo – si inginocchia come per un atto di devozione, poi si rialza ed estrae la pistola. È quanto emerge dalla testimonianza resa da un connazionale delle vittime, presente sul posto nella notte tra venerdì e sabato, quando la quiete della via Campo Rampino è stata squarciata da una decina di colpi d’arma da fuoco. A restare a terra, ormai privi di vita, due uomini di origine indiana entrambi di 48 anni, colpiti mortalmente alla testa mentre erano appena usciti dal capannone adibito a luogo di preghiera. I sanitari del 118, giunti con due ambulanze e altrettante automediche, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso, lasciando campo libero agli investigatori dei carabinieri di Treviglio per i rilievi del caso e il conteggio dei bossoli sparsi sull’asfalto.

La dinamica dell’agguato e il contesto di festa

Secondo le prime ricostruzioni – ancora al vaglio della Procura di Bergamo – l’aggressore sarebbe arrivato a bordo di un’auto e, dopo quel gesto quasi rituale dell’inginocchiarsi, avrebbe aperto il fuoco in modo indiscriminato. Un’altra persona presente è rimasta sfiorata all’orecchio, scampata per miracolo a una strage che avrebbe potuto avere un bilancio ancor più pesante. L’episodio di sangue si inserisce in un contesto particolarmente significativo per la fede sikh: all’esterno della struttura, infatti, erano in corso i preparativi per la festa del Vaisakhi, una delle ricorrenze più sentite in calendario proprio per questo fine settimana. L’uomo che ha sparato, secondo quanto riferito dai fedeli, frequenta da tempo il tempio, presentandosi regolarmente alle funzioni domenicali; alcuni accennano a vecchi screzi o dissapori avuti in passato, ma nulla – a loro dire – lasciava presagire un gesto di questa portata.

Le vittime e la fuga dei responsabili

I corpi senza vita appartengono a due cittadini indiani residenti nella zona: uno di loro abitava a Covo ed era stato in passato presidente del centro culturale, mentre l’altro viveva ad Agnadello, nel Cremonese. Entrambi lascerebbero figli. Sull’asfalto di via Campo Rampino, i militari hanno repertato numerosi bossoli, segno che l’assalitore non ha esitato a esaurire il caricatore prima di dileguarsi. La dinamica dell’arrivo in auto e la rapidità dell’esecuzione fanno pensare a un’azione pianificata, anche se al momento non è stato reso noto se l’aggressore avesse un complice. Le forze dell’ordine hanno avviato le ricerche del fuggitivo, descritto come una persona comunque nota all’interno della comunità per la sua presenza assidua nei luoghi di culto. Il fatto che si sia inginocchiato prima di sparare aggiunge un alone di ambiguità a una vicenda già di per sé oscura: un dettaglio, questo, che gli investigatori stanno cercando di decifrare per comprendere se si sia trattato di un gesto folle, di un rituale distorto o di un semplice tentativo di confondere i testimoni.

Indagini in corso e silenzio investigativo

Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulla pista privilegiata, limitandosi a confermare l’ipotesi di un agguato mirato piuttosto che di una sparatoria casuale. Le vittime, infatti, sono state raggiunte alla testa mentre si trovavano all’esterno del capannone, elemento che esclude un conflitto a fuoco e avvalora la tesi dell’esecuzione. I carabinieri stanno setacciando i filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona industriale di Covo, un’area che di notte si trasforma in un dedalo di capannoni e strade poco illuminate. Non si esclude che il movente possa essere ricercato in dissidi interni alla comunità indiana o in vecchi rancori personali, ma al momento non vi è alcuna conferma ufficiale. Il killer rimane in fuga, e il silenzio dei collaboratori – unito alla fedeltà etnica che talvolta rallenta le testimonianze – rappresenta un ulteriore ostacolo per chi sta cercando di ricostruire quei pochi, drammatici istanti che hanno preceduto la mezzanotte.

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