Duplice omicidio al tempio sikh di Covo, la faida per la presidenza dietro l’esecuzione: caccia al killer

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La domenica di Pasqua, che per la comunità indiana coincideva con i preparativi del Vaisakhi – la festa che celebra la nascita della religione sikh – si è trasformata in una scena da film crime. Sul selciato di via Campo Rampino, nella zona industriale di Covo, i segni della sparatoria sono ancora visibili, a testimoniare la violenza inaudita che venerdì sera, poco prima della mezzanotte, ha strappato la vita a Rajinder Singh, 47 anni, e Gurmit Singh, 48. I due uomini, entrambi provenienti dal Punjab e padri di tre figli ciascuno, sono stati freddati a colpi di pistola all’esterno del capannone riadattato a luogo di culto, il Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji. Non si è trattato di un raptus improvviso, ma di un’esecuzione pianificata, maturata nei meandri di una faida interna alla gestione del tempio, che vede contrapposte fazioni rivali per il controllo del centro religioso.

Il racconto del testimone oculare: “Ci ha urlato contro e poi ha sparato”

A descrivere i concitati momenti dell’agguato è Gurdeep Singh, un corriere 52enne che si trovava a pochi metri dalle vittime quando il killer ha fatto la sua mossa. L’uomo, che con Rajinder e Gurmit stava discutendo sugli ultimi dettagli organizzativi della festa, ha raccontato agli inquirenti una sequenza agghiacciante di lucida follia. Il sicario, giunto a bordo di un’auto, si è prima avvicinato al cancello del tempio, si è inginocchiato e ha toccato il terreno benedetto, un gesto sacro che nella tradizione sikh equivale al segno della croce per i cristiani. Un atto di devozione che è stato subito seguito da una furia omicida: tornato indietro, ha urlato “State attenti, sto arrivando” e ha estratto una pistola, aprendo il fuoco a bruciapelo.

La distanza tra assassino e vittime era di appena tre o quattro metri. Secondo la ricostruzione fornita dallo stesso Gurdeep Singh, il killer ha esploso una dozzina di colpi: i primi cinque o sei sono andati a segno su Rajinder, colpendolo al collo, al petto e allo zigomo; successivamente, due colpi hanno raggiunto Gurmit alla nuca e a una gamba. “Abbiamo visto arrivare quel ragazzo, ha alzato il braccio e sparato. Ero accanto a loro, i proiettili ci hanno sfiorato”, ha dichiarato il testimone, visibilmente scosso, aggiungendo che lui e un altro presente sono scappati via per mettersi al riparo mentre in aria volavano altri tre colpi. Nonostante i disperati tentativi di rianimazione – i soccorritori del 118 hanno chiesto aiuto ai presenti per praticare il massaggio cardiaco, facendo luce con i cellulari nel buio della notte – per i due non c’è stato nulla da fare.

Movente e indagini: i dissidi per la carica di presidente

Le indagini, coordinate dal pm Fabio Magnolo e condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo e della compagnia di Treviglio, si concentrano su una pista precisa: la faida per la nomina del presidente del tempio. Rajinder Singh, che fino a dicembre scorso ricopriva la carica, aveva lasciato il posto, ma attorno alla scelta del suo successore si sarebbero accese violenti litigi. Secondo le testimonianze raccolte, a perdere la partita sarebbe stato il gruppo facente capo ad Antegnate, i cui esponenti avrebbero cercato di riconquistare il vertice dell’associazione. Rajinder, invece, avrebbe spinto per far eleggere un suo uomo di fiducia, inasprendo ulteriormente gli animi.

Non è un caso, quindi, che lo sguardo degli investigatori sia puntato su un indiano residente proprio ad Antegnate, descritto come un frequentatore abituale del tempio e individuato come il presunto autore materiale del duplice omicidio. A gettare luce sul retroscena è ancora Gurdeep Singh, il quale ha rivelato che già quattro mesi fa, lo stesso soggetto aveva minacciato Rajinder con una pistola sempre davanti al tempio. In quella circostanza, l’ex presidente era riuscito a scappare e aveva sporto denuncia contro lo sconosciuto. Al momento della sparatoria, il killer non era solo: con lui c’erano almeno altre tre persone, fuggite a bordo di due auto (una delle quali una Bmw) che hanno fatto perdere le loro tracce dopo essere transitate da Antegnate. I militari hanno già acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza, che hanno ripreso l’intera sequenza, e stanno setacciando l’area per individuare i complici.

La dinamica dell’agguato e i preparativi per la festa

La scelta del giorno e dell’ora non sembra affatto casuale. Venerdì sera, all’interno del capannone, si stavano svolgendo i preparativi per il Vaisakhi, una delle ricorrenze più sacre per i fedeli sikh, che segna il capodanno punjabi e la nascita del Khalsa. La presenza di numerosi fedeli nell’area, intenti a sistemare un furgone carico di cibo, acqua e generi di prima necessità, non ha fermato la furia omicida. Anzi, alcuni testimoni hanno riferito che il gruppo di Antegnate, composto da quattro persone (le stesse poi scappate con il killer), si era posizionato strategicamente vicino al parcheggio con un autocarro telonato. Un comportamento che ha insospettito i familiari delle vittime: “Noi pensiamo che si fossero messi d’accordo, perché dopo la sparatoria sono scappati con l’uomo che ha ucciso. È stato un piano”, ha dichiarato una giovane parente di Rajinder Singh. La festa, che avrebbe dovuto svolgersi nella giornata di sabato con un corteo che circumnaviga il paese e che attira fino a duemila fedeli, è stata ovviamente annullata, lasciando spazio solo al dolore e allo sconcerto in una comunità che, come ha sottolineato il sindaco Andrea Capelletti, non aveva mai dato segni di intolleranza o violenza in tutti gli anni di presenza sul territorio.

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