Covo, agguato al tempio sikh: il racconto del testimone che ha visto il killer pregare prima di sparare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel piazzale antistante il Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji di via Campo Rampino, a Covo, in provincia di Bergamo, sono ancora visibili i segni della sparatoria che, nella tarda serata di venerdì, ha spezzato la vita a due cittadini indiani. A terra, i carabinieri della Scientifica hanno repertato una decina di bossoli, anche se secondo alcune testimonianze i colpi esplosi potrebbero essere stati molti di più. Le vittime, Rajinder Singh, 47 anni, residente a Covo, padre di tre figli ed ex presidente del centro religioso, e Gurmit Singh, 48 anni, di Agnadello (Cremona), operaio in un’azienda di carni, sono state raggiunte da diversi proiettili mentre si trovavano all’esterno del capannone adibito a luogo di culto, poco dopo esservi usciti. I sanitari del 118, giunti sul posto con due ambulanze e due automediche, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

«Ha detto “sto arrivando” e ha aperto il fuoco a bruciapelo»

A gettare luce sulla dinamica dell’agguato, che si è consumato poco prima della mezzanotte, è il racconto di un testimone oculare, Gurdip Singh, un corriere di 42 anni originario di Agnadello. Era presente sulla scena assieme alle due vittime e a un’altra persona quando l’assalitore è giunto sul posto. “Ha detto: ‘Stai attento sto arrivando’ e ha cominciato a spararci addosso”, ha riferito l’uomo agli inquirenti dopo aver trascorso la mattinata in caserma. Secondo la sua ricostruzione, condivisa anche da altri fedeli presenti quella notte, l’aggressore è sceso dall’auto – una vettura bianca secondo alcune indiscrezioni – e si è diretto verso il cancello del tempio. Lì, in un gesto che ha sorpreso i presenti, si è inginocchiato come per pregare, per poi rialzarsi e tornare indietro passando davanti al gruppetto. “Ha sparato subito quattro o cinque colpi a Rajinder, poi due a Gurmit e poi tre o quattro colpi in aria”, ha aggiunto Gurdip Singh, specificando di essere stato sfiorato dai proiettili mentre cercava di mettersi in salvo insieme agli altri, allontanandosi di corsa.

Il movente cercato nelle faide interne al centro religioso

Gli investigatori del Nucleo investigativo di Bergamo e della Compagnia di Treviglio, coordinati dal pm Magnolo, stanno vagliando l’ipotesi che il duplice omicidio sia maturato nell’ambito di tensioni interne alla gestione del tempio. Secondo quanto riferito dallo stesso testimone Gurdip Singh, l’assassino sarebbe un indiano di circa 40 anni residente ad Antegnate, un frequentatore abituale del Gurdwara che si sarebbe presentato al luogo di culto ogni domenica. “Lui – ha spiegato il testimone, riferendosi al killer – è cognato di quello che voleva diventare presidente, con cui Rajinder aveva litigato a novembre”. Un precedente, quest’ultimo, che avrebbe avuto un epilogo preoccupante già qualche mese fa: il presunto assassino si era presentato armato di pistola minacciando l’ex presidente, il quale era riuscito a scappare e a sporgere successivamente denuncia ai carabinieri. Al momento dell’agguato, secondo il racconto, erano presenti anche altri tre uomini arrivati a bordo di due auto e di un furgone carico di derrate alimentari – acqua, olio e passata di pomodoro – destinate ai festeggiamenti. Tra costoro, sarebbe stato notato proprio l’individuo che aspirava alla carica di presidente.

La festa del Vaisakhi profanata dalla violenza

L’intera vicenda assume i contorni di una ferita inferta a una ricorrenza sacra. Venerdì sera, infatti, i fedeli erano riuniti nel capannone per allestire i preparativi del Vaisakhi, la festività più importante del calendario sikh che segna il capodanno punjabi e la nascita del Khalsa, il cui svolgimento era previsto per sabato. “C’era tanta gente, stavamo preparando la festa”, ha raccontato un altro testimone, rimarcando lo sconcerto per quanto accaduto a pochi minuti dalla mezzanotte. Un clima di devozione e attesa che è stato brutalmente interrotto dai colpi di pistola, esplosi a distanza ravvicinata contro due membri della comunità. L’autopsia sulle salme delle vittime, trasferite all’Istituto di medicina legale di Pavia, sarà cruciale per verificare la compatibilità dei proiettili con l’arma del delitto, mentre i carabinieri continuano le ricerche del fuggitivo, che si è dileguato subito dopo il duplice omicidio.

Il giallo dei bossoli e la pista dei testimoni

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