Covo, agguato notturno al tempio sikh: due fedeli uccisi a colpi di pistola
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Redazione Interno
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Poco prima della mezzanotte di venerdì 17 aprile, il silenzio della zona industriale di Covo, in provincia di Bergamo, è stato squarciato da una raffica di colpi d’arma da fuoco. L’agguato, avvenuto nel piazzale antistante il “Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji” di via Campo Rampino – un capannone adibito a luogo di culto e ritrovo per la numerosa comunità sikh del territorio – ha lasciato a terra due uomini di nazionalità indiana, colpiti a morte mentre si apprestavano a lasciare l’edificio al termine delle funzioni religiose. I sanitari del 118, accorsi sul posto con due ambulanze e altrettante automediche, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso delle vittime, entrambe raggiunte da colpi di pistola esplosi a bruciapelo.
Le vittime e l’identikit del killer in fuga
Sull’asfalto del parcheggio, gli investigatori del nucleo operativo della compagnia dei carabinieri di Treviglio hanno repertato una decina di bossoli, segno della ferocia dell’esecuzione. A restare uccisi sono Rajinder Singh, 48 anni (secondo altre fonti 50), residente a Covo e padre di tre figli – una figura nota nel contesto locale, avendo ricoperto in passato la carica di presidente del tempio e gestendo una piccola rivendita di alimentari annessa al Gurdwara – e Gurmit Singh, anch’egli di 48 anni (o 53 secondo altre ricostruzioni), domiciliato ad Agnadello, nel Cremonese. Entrambi, padri di famiglia molto radicati sul territorio, sarebbero stati colpiti mentre cercavano di mettersi in salvo, e per loro non c’è stato nulla da fare.
La dinamica e la pista dell’accoltellamento
Stando a una prima sommaria ricostruzione degli eventi, quella che doveva essere una serata di preghiera e preparativi si è trasformata in una trappola mortale. Testimoni oculari, ancora sotto choc, hanno riferito che nel piazzale era riunito un nutrito gruppo di persone, intento a organizzare i festeggiamenti per il giorno successivo. È in questo contesto che un uomo, descritto come un indiano di circa 40 anni residente ad Antegnate e frequentatore abituale del tempio, si sarebbe avvicinato alle vittime. Dopo un breve alterco – nato, secondo indiscrezioni raccolte tra i fedeli, da vecchi rancori legati alla gestione e al controllo dell’associazione culturale – l’aggressore avrebbe estratto una pistola, sparando prima all’indirizzo di Gurmit Singh e poi contro Rajinder Singh. L’uomo è poi fuggito a bordo della propria auto, una Bmw blu, facendo perdere le sue tracce nonostante le immediate ricerche dei militari.
L’ombra del Vaisakhi e le indagini serrate
I carabinieri della compagnia di Treviglio stanno ora vagliando i filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona industriale – un comparto defilato dove sorgono capannoni e strutture utilizzate per attività comunitarie – per confermare la presenza di eventuali complici o la dinamica esatta dell’arrivo e della fuga. Un dettaglio che aggrava il clima di sconcerto è legato alla data: sabato 18 aprile, proprio il giorno successivo alla tragedia, la comunità sikh di Covo si sarebbe riunita per celebrare il Baisakhi, la festività più importante del calendario punjabi che segna il capodanno e la nascita del Khalsa. La festa, che prevedeva un corteo colorato e momenti di aggregazione, è stata ovviamente annullata mentre gli inquirenti tentano di fare luce su quanto accaduto.
Vite spezzate alla vigilia di una festa
La salma delle due vittime è stata traslata all’obitorio in attesa dei dovuti accertamenti medico-legali, mentre il sostituto procuratore di turno ha coordinato i primi rilievi balistici per risalire all’arma utilizzata. Sul posto sono accorsi anche i vertici dell’Arma e il sindaco di Covo, Andrea Cappelletti, che si è detto profondamente scosso da quanto avvenuto in un luogo di pace e integrazione. Per la comunità indiana della Bassa Bergamasca – che conta numerose famiglie dedite principalmente all’agricoltura e all’industria – si tratta di un episodio senza precedenti che rompe anni di convivenza silenziosa e operosa. Restano ora da chiarire i contorni del movente: se si sia trattato di un regolamento di conti interno maturato nei mesi precedenti o di un gesto dettato da un raptus legato a dinamiche personali ancora da decifrare.




