La Formula 1 al via da Melbourne con le nuove monoposto, tra ali mobili e motori "elettricizzati"
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Redazione Sport
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Dopo un inverno trascorso al simulatore per ingegneri e piloti, un inverno fatto di numeri e proiezioni, e dopo i primi timidi rullaggi in quel di Barcellona, test effettuati a porte chiuse a fine gennaio per mettere a punto i complessi sistemi ibridi, la Formula 1 si appresta finalmente a mostrare il proprio nuovo volto. Il tradizionale appuntamento di Melbourne, in programma sul circuito dell'Albert Park da venerdì 6 a domenica 8 marzo, non rappresenta semplicemente l'avvio di un nuovo campionato, ma segna l'inizio di un'era tecnica completamente inedita, una rivoluzione paragonabile, per portata, a quella introdotta con i motori turbo-ibridi nel 2014. Il regolamento, riscritto quasi per intero dalla Federazione, ha imposto ai team uno sforzo progettuale senza precedenti, costringendoli a ripensare dalle fondamenta la vettura, dalla power unit al telaio, passando ovviamente per l'aerodinamica. E così, mentre i motori inizieranno a rombare in Australia, gli appassionati si troveranno di fronte a monoposto dall'aspetto più snello e filante, un ritorno a dimensioni più contenute che ricordano un passato non troppo lontano: il passo è stato accorciato di venti centimetri, la larghezza complessiva ridotta di dieci e il peso minimo è sceso di trenta chili, un dato, quest'ultimo, che fa ben sperare per una maggior agilità della vettura in curva e per una minor usura degli pneumatici.
Il cuore pulsante della rivoluzione, quei motori che guardano al futuro
Sotto al cofondo, o meglio, nascosto dietro al pilota, batte un cuore nuovo di zecca. La power unit del 2026, pur mantenendo l'architettura di base del V6 turbo da 1,6 litri, introduce un concetto filosofico differente: l'energia elettrica, infatti, avrà un peso specifico molto maggiore, arrivando a coprire circa il cinquanta per cento della potenza complessiva, che si aggirerà intorno ai mille cavalli. Un balzo in avanti notevole rispetto al passato, reso possibile dall'eliminazione della complessa e costosa MGU-H, il motore elettrico collegato al turbo, e dal contestuale potenziamento della MGU-K, che passa da 120 a 350 kW di potenza, ovvero da circa 160 a 470 cavalli. Questa nuova architettura, unita all'utilizzo di carburanti interamente sintetici, rende queste power unit tra le più efficienti mai concepite, ma pone anche una sfida inedita ai piloti, chiamati a una gestione dell'energia ancora più maniacale, quasi "da videogioco", come è stato sottolineato più volte durante i test invernali in Bahrain, dove qualcuno ha provato a nascondersi e qualcun altro, invece, ha mostrato forse più del dovuto il proprio potenziale.
Aerodinamica attiva, una nuova era per i sorpassi
Se il motore cambia pelle, l'aerodinamica non è da meno. Con l'addio all'effetto suolo, che tanto ha caratterizzato le vetture dell'era precedente, e il ritorno a un fondo piatto, si è reso necessario introdurre un sistema compensativo che consentisse di mantenere prestazioni elevate senza gravare sulla resistenza all'avanzamento. La soluzione, come spiegano i tecnici, risiede nell'aerodinamica attiva, un concetto che prevede ali mobili sia all'anteriore che al posteriore. Il pilota potrà così scegliere, a seconda del tratto di pista, tra due configurazioni: la "Z-Mode", ad alta deportanza per affrontare le curve, e la "X-Mode", a bassa resistenza per i rettilinei, una modalità che di fatto rende obsoleto il vecchio DRS e apre scenari di sorpasso completamente nuovi. A questa novità si aggiunge il nuovo "Manual Override", che consentirà al pilota in scia di disporre di un surplus di potenza elettrica per un tempo maggiore rispetto a chi lo precede, un'arma in più per tentare l'attacco e che, di fatto, sostituisce il vecchio sistema di attivazione dell'alettone posteriore mobile.
La griglia di partenza si allarga, nuove squadre e vecchie conoscenze
E mentre le soluzioni tecniche più estreme, come l'ala posteriore della Ferrari che ruota su sé stessa catturando l'attenzione ai test, fanno discutere gli addetti ai lavori, la griglia di partenza si appresta ad accogliere novità significative anche sotto il profilo dei protagonisti. Il 2026 vede infatti l'esordio di due nuovi costruttori: Audi, che ha rilevato la struttura Sauber, e Cadillac, che fa il suo ingresso nel circus come undicesimo team, portando a ventidue il numero di monoposto che prenderanno il via da Melbourne. Un ritorno, quello delle scuderie americane, che porta con sé nomi noti come Valtteri Bottas e Sergio Perez, richiamati in pista per guidare la nuova avventura, e che si affianca a una line-up di piloti che vede, tra gli altri, Lewis Hamilton approdato in Ferrari al fianco di Charles Leclerc, e il giovane Kimi Antonelli promosso in Mercedes accanto a George Russell. L'incognita, per tutti, è rappresentata dall'affidabilità e dal reale bilanciamento di queste vetture così complesse: chi avrà interpretato al meglio i nuovi regolamenti, chi sarà riuscito a domare la gestione elettronica e chi, invece, dovrà già pensare agli sviluppi futuri, lo si scoprirà solo quando il semaforo si spegnerà sullo sfondo del parco di Albert Park.




