Meloni chiude la porta alla patrimoniale, Conte: "Rassicurate solo banche e big tech"
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Redazione Interno
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Nel quadro del confronto, sempre più acceso, sulla prossima legge di Bilancio, il dibattito sulla tassazione dei grandi patrimoni è riesploso con rinnovato vigore, riportando in auge una delle fratture ideologiche più profonde che separano la maggioranza di governo dalle opposizioni. La proposta, fatta propria da un campo largo del centrosinistra e rilanciata con forza dai segretari dei partiti di opposizione e dai leader sindacali, viene indicata da questi ultimi come uno strumento necessario, se non addirittura imprescindibile, per correggere le disuguaglianze sociali e per finanziare in maniera strutturale servizi pubblici essenziali, a cominciare dalla sanità, dalla scuola e da un welfare che mostra crepe profonde. Contro questa ipotesi, il premier Giorgia Meloni è intervenuta in modo netto e perentorio, utilizzando la propria piattaforma sociale per dichiarare, senza mezzi termini, che “le patrimoniali ricompaiono ciclicamente nelle proposte della sinistra”, aggiungendo che “è rassicurante sapere che, con la destra al Governo, non vedranno mai la luce”.
Le reazioni del centrosinistra
La chiusura totale espressa dalla presidente del Consiglio non ha fatto che alimentare le critiche dell'opposizione, la quale vede in quelle parole una precisa scelta di campo a favore di una fascia ristretta della popolazione. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha replicato con sarcasmo alla definizione di “rassicurante” usata da Meloni, affermando che il governo lo è sì, ma “per banche e giganti del web americani”, sottintendendo una protezione accordata a potentati economici e finanziari a scapito della collettività. Dello stesso tenore l'intervento di Nicola Fratoianni, il quale ha accusato la linea di Meloni di favorire, di fatto, un aumento della povertà, evidenziando come la preclusione assoluta a discutere uno “strumento di solidarietà” rappresenti, a suo dire, l'emblema di una politica schierata.
Il contesto delle proposte
Le dichiarazioni della premier giungono a pochi giorni di distanza dagli interventi sulla medesima questione da parte della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e del segretario generale della Cgil Maurizio Landini, i quali hanno entrambi caldeggiato l'introduzione di un “contributo di solidarietà” che, nelle intenzioni dei proponenti, andrebbe a gravare esclusivamente su quella fetta – stimata attorno all'1% – di cittadini detentori dei patrimoni più consistenti. Costoro, secondo la visione del centrosinistra, sono chiamati a un ruolo di corresponsabilità nel sostenere la spesa pubblica in un momento di difficoltà per molti, se ne traggono vantaggi dal contesto nazionale. Una parte di essi, d'altronde, viene spesso indicata come beneficiaria di politiche fiscali che ne avrebbero alleggerito il carico.
Un solco politico definito
La netta opposizione del governo, peraltro, sembra scontrarsi con alcuni dati di opinione che segnalerebbero un ampio consenso trasversale verso l'idea di tassare i grandi capitali; consenso che, stando a quanto riportato da alcune rilevazioni, coinvolgerebbe non solo l'elettorato di centrosinistra ma anche una quota significativa di quello di destra. Ciò nonostante, l'esecutivo mantiene una posizione granitica, trasformando la questione in un principio non negoziabile e in un perno della propria identità politica, laddove le opposizioni la ergono a simbolo della lotta alle disuguaglianze. Il confronto, dunque, si cristallizza attorno a due visioni antitetiche dell'economia e della società, senza che, allo stato attuale, si intravedano margini per una mediazione.




