Gengive che sanguinano, la generazione zeta le trascura: «Un rischio su tre»
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Redazione Salute
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Sono la generazione dei filtri social, quella che dedica ore alla cura maniacale del proprio aspetto fisico, attenta a ogni minimo inestetismo di pelle, capelli e sorriso. Eppure, esiste un punto cieco in questa ossessione per l’immagine: la salute reale della bocca. A rivelarlo è un’indagine conoscitiva – promossa dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) e condotta da Key-Stone su un campione di tremila italiani – che ha scattato una fotografia inedita e preoccupante delle abitudini igieniche dei giovanissimi.
Il dato, presentato in occasione di un corso di aggiornamento a Firenze, è netto: oltre un giovane su tre, nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 30 anni, riferisce di avere le gengive sanguinanti. Non solo: il 16% di loro convive con un alitosi persistente, un sintomo spesso sottovalutato ma che accompagna gli stati infiammatori avanzati. Se per i loro coetanei la bocca rappresenta essenzialmente un elemento estetico da immortalare nei selfie, la realtà clinica racconta ben altra storia. Quel sangue, che compare durante lo spazzolamento o masticando un cibo, non è affatto un evento “normale” – come molti sembrano credere – bensì il primo, chiarissimo campanello d’allarme di una infiammazione in atto.
Dalla gengivite alla parodontite, il passo è breve
Leonardo Trombelli, presidente della SIdP e ordinario all’Università di Ferrara, ha spiegato la dinamica che preoccupa gli specialisti. Il sanguinamento segnala una gengivite, una fase iniziale e tecnicamente reversibile del processo infiammatorio; eppure, se trascurata – come spesso accade in questa fascia d’età – può evolvere silenziosamente verso la parodontite, la ben più temibile malattia che aggredisce l’osso che sostiene i denti portando, nei casi più gravi, alla loro perdita. Sebbene la ricerca abbia rilevato i picchi di mobilità dentale e di denti “più lunghi” (segno di recessione gengivale) soprattutto negli over 60, il seme del problema viene piantato proprio in gioventù.
Tra i fattori di rischio individuati, oltre a una igiene orale superficiale o scorretta, spiccano abitudini moderne deleterie: il fumo, una dieta ricca di zuccheri e cibi ultraprocessati (che alimentano l’infiammazione sistemica) e la scarsa attività fisica. Questi elementi, combinati, trasformano una semplice infiammazione delle gengive in una patologia cronica e irreversibile.
Un divario geografico e culturale
L’indagine della SIdP ha messo in luce anche differenze significative sul territorio nazionale. Il Centro e il Sud Italia mostrano una maggiore incidenza di sintomi legati alla mobilità dentale rispetto al Nord, dove si registrano tassi più bassi (14% contro oltre il 20%). Un divario che gli esperti attribuiscono a possibili differenze nell’accesso alle cure odontoiatriche e, probabilmente, a una diversa attitudine verso la prevenzione.
Ma la forbice più ampia è quella legata al livello di istruzione. Chi possiede una laurea tende a perdere i denti per mobilità molto meno frequentemente (solo il 7%) rispetto a chi ha un Titolo di studio inferiore (25%). Un dato che conferma come la cultura della salute orale non sia ancora diffusa in modo uniforme e come, anche in questo campo, le disuguaglianze socioeconomiche giochino un ruolo determinante nel destino dei denti.
L’allarme silenzioso e la differenza di genere
Nonostante l’attenzione maniacale per l’estetica, i ventenni sembrano quindi ignorare il segnale più intimo che il invia loro. La ricerca ha infine evidenziato una differenza sostanziale tra uomini e donne. Mentre il gentil sesso si dimostra più reattivo ai primi cambiamenti della bocca (spesso spinto da motivazioni estetiche legate al sorriso), sono gli uomini a riferire più frequentemente la mobilità dentale conclamata (20,8% contro l’11,5% delle donne).
Per la generazione Z, perfetta nell’immagine ma fragile nella sostanza, la lezione è chiara: trascurare la gengiva che sanguina oggi significa rischiare di ritrovarsi, domani, con un sorriso compromesso nella sua funzione più che nella sua forma.




