Bob Wilson, il visionario che ha ridefinito il teatro e oltre
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Robert Wilson, scomparso ieri a New York all’età di 84 anni, non è stato soltanto un gigante della scena contemporanea, ma un artista totale, capace di trascendere i confini tra discipline. Formatosi in architettura sotto la guida di Paolo Soleri – il visionario fondatore di Arcosanti, l’utopica città-laboratorio in Arizona – Wilson ha trasferito nei suoi lavori una precisione quasi matematica, costruendo macchine teatrali in cui ogni movimento, ogni luce, ogni silenzio era calibrato con ossessiva meticolosità.
Quella stessa ossessione, che lo ha reso un innovatore radicale, si è manifestata già nel 1976 con Einstein on the Beach, opera iconica presentata alla Biennale Teatro di Venezia sotto la direzione di Luca Ronconi. Chi c’era ricorda ancora l’impatto sconvolgente di uno spettacolo che sfidava ogni convenzione: quattro, forse cinque ore di un flusso ipnotico, dove il tempo sembrava dissolversi. «Avevamo paura di morire di fame, o di noia», racconta chi, giovane e curioso, si era preparato all’esperienza con un cartoccio di pere, un dettaglio quasi simbolico per un’arte che trasformava persino l’attesa in evento.
La sua carriera era iniziata anni prima, con Deafman Glance, nato dall’incontro con ragazzi disabili, un lavoro che rivelava già la sua grammatica unica, fatta di gesti dilatati, pause cariche di significato, immagini che si fissavano nella memoria come quadri viventi. Wilson non raccontava storie: le evocava, le scolpiva nello spazio, costringendo lo spettatore a un ascolto diverso, più fisico, più primitivo.
Negli ultimi anni, nonostante l’età, non aveva smesso di creare. L’ultimo suo lavoro, dedicato al poeta Fernando Pessoa, aveva debuttato alla Pergola di Firenze, confermando una vitalità che sembrava inesauribile. Il New York Times lo aveva definito «il più importante artista d’avanguardia del mondo», e forse era un eufemismo. Perché Wilson, più che un regista, era stato un esploratore di territori inediti, un costruttore di mondi dove il teatro diventava pittura, architettura, musica, sogno.




