Balogun graziato dalla Fifa, la decisione che agita i Mondiali. Trump esulta: "Rovesciata una grande ingiustizia"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La decisione, destinata a lasciare il segno e ad alimentare discussioni ben oltre i confini degli Stati Uniti, è arrivata a sorpresa. La Fifa ha infatti sospeso la giornata di squalifica inflitta a Folarin Balogun dopo l'espulsione rimediata nei sedicesimi di finale contro la Bosnia, consentendo così all'attaccante statunitense di essere regolarmente a disposizione di Mauricio Pochettino per l'ottavo di finale contro il Belgio, in programma nella notte tra lunedì e martedì.

Il verdetto, che di fatto azzera il provvedimento disciplinare, è stato accolto con entusiasmo dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

La sospensione della squalifica e il precedente

A scatenare la bufera era stato il cartellino rosso diretto mostrato a Balogun al 64' della sfida vinta 2-0 contro la Bosnia-Erzegovina, per un fallo su Tarik Muharemovic che l'arbitro Raphael Claus, dopo la revisione al monitor, aveva giudicato come "gioco scorretto grave". Un'espulsione che, come da regolamento, avrebbe comportato una squalifica automatica per la partita successiva. La Fifa, tuttavia, ha fatto ricorso all'articolo 27 del proprio codice disciplinare, sospendendo l'effetto della sanzione per un periodo di prova di un anno.

Questo significa che Balogun potrà scendere in campo contro il Belgio, ma se dovesse commettere un'infrazione di simile natura e gravità entro i prossimi dodici mesi, la squalifica verrebbe revocata e applicata immediatamente. Un meccanismo che, va ricordato, era già stato utilizzato in precedenza in questo stesso Mondiale per il portoghese Cristiano Ronaldo, dimostrando che non si tratta di un'iniziativa del tutto inedita.

Il ruolo di Trump e le reazioni politiche

Il caso, però, ha assunto immediatamente una forte connotazione politica. Il presidente Trump, che ha sempre vantato un rapporto personale con il presidente della Fifa Gianni Infantino, non ha tardato a commentare la decisione. "Grazie alla Fifa per aver fatto la cosa giusta e aver rovesciato una grande ingiustizia", ha scritto sul suo social network Truth Social.

Secondo quanto riportato dal New York Times, la Casa Bianca avrebbe addirittura contattato direttamente Infantino per chiedere una revisione del caso, un dettaglio che ha alimentato i sospetti su un presunto peso specifico della politica nelle scelte dell'organo disciplinare. A dare manforte era stato anche il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, che aveva definito l'espulsione "un'ingiustizia".

La protesta del Belgio

Se dagli Stati Uniti arrivano solo elogi, la reazione della federazione belga è stata di netto e comprensibile disappunto. In una nota ufficiale, la federazione belga (RBFA) ha fatto sapere di essere "sbalordita" dalla decisione, sottolineando come questa vada in diretta contraddizione con l'articolo 10.5 del regolamento della competizione, che prevede l'automatismo della squalifica dopo un cartellino rosso.

L'organo federale del Belgio, allenato da Rudi Garcia, ha annunciato di stare valutando tutte le opzioni per tutelare i propri diritti e il principio di correttezza sportiva, in un contesto in cui la disponibilità dell'attaccante americano, capocannoniere della squadra con tre reti, rappresenta un vantaggio notevole per gli Stati Uniti.

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