L’Italia vince in Lussemburgo ma Libero boccia il gioco: «Poca roba» nonostante il record di gioventù
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Redazione Sport
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Una vittoria, certo, che porta la firma di Francesco Pio Esposito – il classe 2005 che si è preso la rivincita dopo il rigore sbagliato nella finale playoff per i Mondiali contro la Bosnia – eppure il verdetto del campo lascia l’amaro in bocca. L’Italia sperimentale di Silvio Baldini, il commissario tecnico ad interim chiamato a ricostruire dopo l’ennesima débâcle mondiale, si impone per 1-0 in Lussemburgo, ma lo fa senza quelle trame di gioco capaci di convincere l’osservatore più attento.
Di fronte a una selezione modesta, la più giovane Nazionale dal lontano 1912 (età media di vent’anni e sei mesi) ha faticato a trovare la via della rete se non nel secondo tempo, quando Pio Esposito ha trasformato in oro un corner battuto da Niccolò Pisilli. È stata una serata di esordi, di volti nuovi, ma anche di evidenti limiti offensivi che lasciano intravedere un cantiere ancora apertissimo.
A spezzare l’equilibrio, nel secondo tempo, ci ha pensato il numero nove del presente e del futuro: Francesco Pio Esposito.
L’attaccante dell’Inter ha spiccato il volo sul traversone di Pisilli e ha insaccato di testa, regalando il successo agli Azzurri. Un gol cercato, voluto, e che per il giovane centravanti assume i contorni di una piccola rivincita morale dopo il rigore fallito nella sfida decisiva per la qualificazione al mondiale.
Tuttavia, al di là del gesto atletico del finalizzatore, la manovra corale è parsa spesso scolastica; molte le iniziative sprecate, a partire da alcuni tentativi mal indirizzati di Luca Koleosho (subentrato tra i titolari dopo il precampionato) fino a una conclusione di Seydou Fini alta da posizione invitante. Non è bastato il possesso palla – a tratti bulgaro – per trasformare la supremazia territoriale in un’altra rete, e il legno colpito da Pisilli è rimasto l’unico vero brivido prima del vantaggio.
Baldini e la scommessa generazionale, quindici esordienti in campo
L’immagine più nitida che arriva dallo stadio di Lussemburgo non riguarda il gioco, ma la carta d’identità dei protagonisti. Il ct ad interim Baldini – promosso dalla Under 21 per traghettare la squadra dopo le dimissioni di Gattuso – ha confezionato una squadra sperimentale in cui solo Gigio Donnarumma, capitano e senatore, rappresentava il pilastro dell’esperienza. Il resto è stata una ridda di debuttanti: quindici calciatori hanno indossato per la prima volta la maglia della Nazionale maggiore, tra cui i vari Koleosho, Pisilli, Chiarodia e Favasuli.
Una scelta coraggiosa, voluta per mandare un messaggio al sistema calcio italiano, che secondo Baldini soffoca i giovani in favore di calciatori d’esperienza poco propensi alla corsa e al ritmo. In campo, però, questa rivoluzione anagrafica ha mostrato il fianco a una certa ingenuità: tanta corsa e generosità, poca lucidità negli ultimi sedici metri. Il divario tecnico con il Lussemburgo, sebbene esistente, non si è tramutato in un dominio netto e questo aspetto non è sfuggito alla critica più severa.
Libero stronca la prestazione: «Un successo di misura per niente convincente»
È durissima la posizione del quotidiano Libero, che non usa mezzi termini nel raccontare la serata lussemburghese. Il successo, definito «di misura e per niente convincente», è stato ottenuto contro un’avversaria decisamente modesta. Secondo la testata – storicamente attenta ai dettagli tattici e critica verso le gestioni federali – gli Azzurri di Baldini hanno mostrato «poca roba», affidandosi più alla voglia di emergere dei singoli che a un’idea di gioco collettiva definita. Nessun effetto speciale, insomma, nonostante il record di gioventù che pure ha fatto sorridere lo spogliatoio.
L’analisi sottolinea come, al netto delle tantissime assenze eccellenti e dell’emergenza, il salto di qualità rispetto alla gestione precedente non sia ancora visibile; resta la sensazione di una Nazionale che prova a ricostruire, ma che non può nascondere i vuoti di manovra e le difficoltà nell’impostazione, almeno per ora.
In attesa di un nuovo allenatore – la cui nomina verrà ufficializzata presumibilmente dopo l’elezione del nuovo presidente Figc – il cantiere resta aperto. La cartolina spedita dal Lussemburgo mostra ragazzi dagli occhi brillanti, ma anche un’Italia incapace di gestire con autorità il pallone per novanta minuti contro una squadra di basso profilo internazionale. Pio Esposito ci ha messo la faccia e il gol, cancellando in parte l’incubo del rigore, ma il problema di fondo – la mancanza di una manovra fluida e di automatismi – rimane ben stampato sul tabellino.
La Nazionale più giovane del secolo ha retto l’urto, ha sudato la maglia, ma non ha ancora trovato la sua anima. E mentre si attende di vedere se questa scommessa sui ragazzi avrà un seguito anche nelle prossime gare di Nations League, il dibattito sulla qualità del gioco italiano resta più acceso che mai.




