Ergastolo per l’ex presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol per il tentato colpo di Stato del 2024

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il tribunale distrettuale centrale di Seul ha inflitto la pena dell’ergastolo a Yoon Suk Yeol, l’ex presidente della Corea del Sud, riconoscendolo colpevole di aver guidato un’insurrezione con la dichiarazione di legge marziale del dicembre 2024. La condanna, arrivata dopo un processo che ha tenuto il paese con il fiato sospeso per mesi, poteva essere persino più grave: i procuratori speciali avevano formalmente richiesto la pena di morte, poi scartata dai giudici nonostante la gravità delle imputazioni. Yoon, ascoltando il dispositivo, è rimasto impassibile, quasi paralizzato, mentre fuori dalle aule giudiziarie migliaia di suoi sostenitori, molti dei quali sventolavano bandiere statunitensi nella speranza di un intervento dell’amico Donald Trump, ormai tornato alla Casa Bianca, manifestavano la loro incredulità -2.

Il presidente della corte, il giudice Jee Kui-youn, nel motivare la sentenza, ha spiegato come l’ex capo di Stato, conservatore, abbia mobilitato le forze armate e la polizia con l’obiettivo illegale di neutralizzare l’Assemblea nazionale, all’epoca saldamente in mano all’opposizione liberale -7. L’operazione, secondo quanto ricostruito dai magistrati, prevedeva non solo il blocco dell’ingresso al Parlamento ma anche l’arresto di esponenti politici avversari, un piano che mirava a instaurare un potere incontrollato e autoritario per un lasso di tempo definito “considerevole”. L’ex presidente, che ha sempre difeso le sue azioni come necessarie per smantellare quelle che lui definiva “forze antistatali” filosudcoreane e per proteggere l’ordine liberale, non ha mostrato segni di pentimento, un elemento, questo, sottolineato più volte dal collegio giudicante e che ha pesato sulla determinazione della pena -4-9.

La notte in cui la democrazia sudcoreana vacillò

Tutto accadde nella notte del 3 dicembre 2024, quando Yoon Suk Yeol apparve in televisione per annunciare l’imposizione della legge marziale, giustificandola con la necessità di epurare lo Stato da presunte minacce comuniste. Fu l’inizio di poche ore di caos che riportarono alla mente i vecchi incubi dei regimi militari. Soldati armati e mezzi blindati vennero dispiegati davanti al Parlamento di Seul, con l’ordine di sigillare l’edificio e impedire ai deputati di entrare per votare la revoca del decreto -5. Alcuni militari scalarono le recinzioni e sfondarono le finestre con i calci dei fucili, ma all’interno trovarono una resistenza inaspettata: funzionari e collaboratori parlamentari usarono estintori e barellieri per barricare le porte, guadagnando tempo prezioso.

Nonostante il dispiegamento di forze, che comprese anche unità d’élite calate con gli elicotteri, un numero sufficiente di parlamentari riuscì a raggiungere l’emiciclo e a votare all’unanimità la revoca del provvedimento, costringendo il governo a fare marcia indietro dopo appena sei ore. Quell’atto di resistenza istituzionale segnò la fine politica di Yoon. Nei giorni successivi, la procura aprì un’inchiesta, e nel giro di poche settimane l’Assemblea nazionale votò la sua messa in stato d’accusa, culminata nella destituzione definitiva da parte della Corte costituzionale nell’aprile del 2025 -6-7.

I complici e le altre pendenze giudiziarie

La sentenza di ergastolo per Yoon non è l’unica a essere stata emessa in questo maxi-processo che ha smantellato il tentativo di sovversione. L’ex ministro della Difesa, Kim Yong-hyun, considerato la mente militare dell’operazione e colui che consigliò al presidente di ricorrere alla legge marziale, è stato condannato a trent’anni di reclusione -8-9. Pene severe sono state inflitte anche ad altri alti ufficiali e funzionari, tra cui l’ex capo dell’intelligence e il precedente commissario capo della polizia, rei di aver eseguito gli ordini illegittimi. Il giudice, pur riconoscendo la gravità del tentativo di paralizzare il potere legislativo, ha però escluso che la cospirazione fosse stata pianificata con largo anticipo, un dettaglio che ha impedito l’aggravante di un progetto preordinato per instaurare una “dittatura permanente”, come invece sosteneva l’accusa -2-6.

Per l’ex presidente, inoltre, l’ergastolo per insurrezione si aggiunge a un’altra condanna, quella a cinque anni per ostacolo alla giustizia. In quel procedimento separato, Yoon era stato giudicato colpevole di aver abusato del suo potere e distrutto prove, oltre ad aver ordinato al servizio di sicurezza presidenziale di opporsi al suo stesso arresto, quando gli investigatori si presentarono al suo complesso residenziale all’inizio del 2025 -2-5. Un comportamento, quello di barricarsi nella residenza ufficiale, che gli era valso l’accusa di aver trasformato un dello Stato in una guardia personale per sottrarsi alla legge, un’ulteriore macchia su una carriera politica finita nel modo più traumatico dalla democratizzazione del paese.

La folla davanti al tribunale e lo scenario politico

Mentre il verdetto veniva letto in aula, l’esterno del tribunale di Seul offriva immagini di una nazione spaccata. Diverse migliaia di sostenitori di Yoon, in larga parte conservatori e appartenenti a frange della popolazione più anziane, si erano radunati brandendo cartelli con scritte come “Yoon, di nuovo” o “Yoon Great Again”, in un esplicito riferimento al nuovo corso politico americano e alla speranza che un intervento di Trump potesse influenzare la magistratura sudcoreana -2-4. Dall’altro lato, non meno numerosi, i manifestanti contrari all’ex presidente chiedevano a gran voce la pena capitale, inneggiando alla giustizia. La polizia, per evitare scontri, aveva schierato un cordone di oltre mille agenti e parcheggiato decine di autobus per creare una barriera invalicabile tra le due fazioni -4-10.

La sentenza arriva in un momento politico completamente nuovo per Seul. Da giugno del 2025, infatti, il paese è guidato dal presidente Lee Jae-myung, leader del Partito Democratico ed ex oppositore liberale, quel politico che all’epoca dei fatti guidava la carica contro il decreto marziale -2. Sarà proprio Lee, il rivale storico di Yoon, a dover gestire gli inevitabili ricorsi che l’ex presidente presenterà. La difesa di Yoon, infatti, ha già fatto sapere che ritiene la sentenza basata su una “sceneggiatura pre-scritta” e priva di riscontri, preannunciando battaglie legali che potrebbero protrarsi per molti mesi ancora fino all’eventuale giudizio della Corte Suprema -4.

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