Franco Battiato. Il lungo viaggio, il film evento dedicato al maestro conquista la prima serata di Rai 1
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La messa in onda del biopic, dopo il passaggio cinematografico dello scorso febbraio che ne aveva decretato il primo, significativo riscontro di pubblico, ha riportato al centro dell’attenzione la figura di un artista la cui ricerca, com’è noto, ha sempre travalicato i confini della semplice produzione musicale per addentrarsi in territori più impervi, quelli della spiritualità e della contemplazione filosofica. Il film, diretto da Renato De Maria con la sceneggiatura di Monica Rametta, ha scelto di non limitarsi a una cronologia lineare degli eventi, ma di procedere per sottrazione, per accenni, provando a restituire l’essenza schiva e profonda di un uomo che alla ribalta ha sempre preferito una forma appartata ma intensissima di dialogo con il mondo e con sé stesso. Protagonista della pellicola, e la sua interpretazione ha ricevuto ampi consensi, è Dario Aita, chiamato a un compito non semplice: vestire i panni di un personaggio così iconico senza cedere all’imitazione, bensì cercando di coglierne la postura, lo sguardo talvolta ironico e quella distanza, quel pathos quasi, che caratterizzavano la sua presenza pubblica e privata.
Dalla Sicilia a Milano, un itinerario artistico costellato di incontri
Il racconto per immagini, e la struttura narrativa lo rende evidente, prende le mosse dagli anni della formazione in Sicilia, dalla terra etnea – tra Catania, Milo e Acireale, luoghi in cui si sono svolte diverse riprese – per approdare poi alla Milano del fermento creativo, quella degli anni Settanta in cui Battiato cominciò le sue sperimentazioni elettroniche e sonore. È in quel crogiolo di idee e di tendenze che il giovane musicista, mosso da una curiosità intellettuale vorace e mai sazia, incrociò figure determinanti per il suo percorso: artisti e amici come Juri Camisasca, la voce potente e tragica di Giuni Russo, e soprattutto Giusto Pio, il violinista e compositore che divenne il suo sodale, il co-autore indispensabile di molte delle pagine più celebrate del suo repertorio. Il film, attraverso le sequenze che li vedono interpretati rispettivamente da Ermes Frattini, Nicole Petrelli e Giulio Forges Davanzati, indugia sulla qualità di questi legami, sulla loro capacità di generare musica che non era solo intrattenimento, ma strumento di conoscenza, veicolo per un’ascesi personale che l’artista perseguì con rigore per tutta l’esistenza. Accanto a loro, emerge la figura di Fleur Jaeggy, la scrittrice compagna di una vita, a cui Elena Radonicich presta il volto in scene di raccolta intimità.
Il Sacro Monte di Varese come luogo dell’anima
Tra le scelte di location operate da De Maria, una in particolare merita di essere menzionata per la sua potenza simbolica: il Viale delle Cappelle del Sacro Monte di Varese, patrimonio Unesco, è stato selezionato per girare alcune delle sequenze più marcatamente meditative del film. Il regista, e la scelta appare tutt’altro che casuale, ha voluto che una camminata raccolta, quasi un esercizio spirituale, avesse come sfondo quel percorso sacro, con i suoi misteri e la sua architettura sospesa tra cielo e terra. Si tratta di un inserto visivo che ben sintetizza la tensione costante, la ricerca di un “centro di gravità permanente” che ha ossessionato positivamente Battiato, trasformando la sua arte in una forma di preghiera laica, in un mantra per iniziati e per il grande pubblico insieme. Il paesaggio lombardo, con la sua luce e il suo silenzio, si è così intrecciato alla biografia del cantautore, aggiungendo un tassello ulteriore a quel lungo viaggio interiore che il film intende documentare, senza la pretesa di spiegarlo del tutto ma con l’ambizione, semmai, di suggerirlo.
Un debutto televisivo da record di ascolti
L’approdo in chiaro su Rai 1, domenica 1° marzo, ha trasformato l’evento cinematografico in un appuntamento televisivo di massa, e i dati Auditel diffusi nelle ore successive ne hanno certificato il successo: oltre 2 milioni e 961mila spettatori, per uno share del 18,8 per cento, hanno seguito la pellicola, facendola risultare il programma più visto della serata, in diretta concorrenza con l’intrattenimento leggero di Canale 5. Un risultato che conferma quanto il lascito del Maestro sia ancora vivo e capace di parlare a un pubblico trasversale, composto non solo da estimatori della prima ora ma anche da generazioni più giovani, incuriosite da un catalogo musicale che attraversa decenni di storia italiana senza mostrare alcun segno di invecchiamento. Il film, ora disponibile sulla piattaforma RaiPlay, continua così il suo cammino, portando in ogni casa la complessità e la bellezza di un artista che ha fatto della libertà espressiva e della profondità di pensiero la sua cifra più autentica e riconoscibile, lontano anni luce da qualsiasi celebrazione di maniera o da facili e postume appropriazioni.




