Franco Battiato, l'ombra luminosa di un artista raccontata in un film e in un libro

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Serviva un coraggio non indifferente, quello di affrontare la trasposizione cinematografica della vita e dell'avventura artistica di Franco Battiato, un'operazione che richiedeva forse, più di ogni altra cosa, la distanza di chi non l'ha conosciuto personalmente per poterne ridurre in poco più di due ore i complessi mondi mentali, spirituali e musicali. Un'impresa che, nonostante le difficoltà intrinseche, è stata portata a termine dalla sceneggiatrice Monica Rametta e dal regista Renato De Maria, autori del biopic "Franco Battiato - Il lungo viaggio", il quale, con il volto di Dario Aita nel ruolo del cantautore catanese, approda nelle sale per una programmazione limitata a soli tre giorni prima del passaggio televisivo su Rai 1. L'attore, che ha guidato i follower del suo profilo Instagram attraverso le fasi delle riprese condotte sotto un "vento a trenta gradi sotto zero" ma con "sotto di noi la forza del vulcano", ha definito l'esperienza un "soffio", un'ombra certamente, ma "così luminosa" da restituire l'essenza di una figura sfuggente e profonda.

Un'interpretazione generosa per un viaggio nei misteri

Se il film, a quasi cinque anni dalla scomparsa dell'artista, riesce nell'intento di essere un omaggio sincero e rispettoso, molto del suo potenziale successo è ascritto proprio alla prova di Dario Aita, la cui interpretazione è stata definita generosa e capace di sostenere l'architettura narrativa. La pellicola, che non manca di essere giudicata onesta nei confronti del suo soggetto, secondo alcune valutazioni avrebbe forse potuto osare di più sul piano della sceneggiatura, spingendosi ulteriormente nell'esplorazione di quelle atmosfere mistiche e di quella ricerca del sacro che hanno caratterizzato l'intero percorso battiatiano, a partire dalle sperimentazioni degli esordi fino alla costruzione di un universo multiforme e filosofico.

Voci e ricordi per un artista "svelato"

Parallelamente all'uscita cinematografica, un altro tassello si aggiunge alla comprensione della figura del musicista, grazie alla pubblicazione di Rai Libri del volume "Battiato svelato. Dalle sperimentazioni degli esordi all'universo multiforme", curato da Giorgio Calcara, lo stesso che si occuperà della grande retrospettiva dedicata a Battiato al museo MAXXI nel 2026. Il libro, attraverso duecentoquarantanove pagine, costruisce un ritratto polifonico dell'artista, affidando la narrazione a coloro che lo hanno conosciuto da vicino in diverse fasi della sua carriera: da musicisti come Vincenzo Zitello e Gianfranco D’Adda a personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo come Simone Cristicchi, Vittorio Sgarbi, Marco Travaglio e Syusy Blady, ciascuno dei quali offre il proprio frammento di memoria, contribuendo a delineare un mosaico di aneddoti e riflessioni.

Tra il museo e lo schermo, il lascito di un percorso unico

L'operazione complessiva, che abbraccia sia il cinema che l'editoria e guarda già a un importante appuntamento espositivo, dimostra come l'interesse attorno a Battiato resti vivo e fertile, spingendo a continuare a indagare la sua eredità. Il film, in particolare, pur nella sua struttura tradizionale, tenta il non facile compito di condensare un viaggio lungo e ricco di svolte, dalle prime esibizioni, come quella "garibaldina" del 1985, fino alle vette della popular music italiana intrisa di riferimenti colti e metafisici, senza la pretesa di risolvere i misteri ma con il dichiarato intento di accompagnare lo spettatore in un percorso di avvicinamento. Quel che ne emerge, al di là dei singoli giudizi sulla resa cinematografica, è la persistente attualità di un pensiero artistico che ha sempre rifiutato le facili categorizzazioni, preferendo invece esplorare, attraverso la musica, le zone d'ombra e di luce dell'esperienza umana.

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