La melatonina, usata a lungo per dormire, potrebbe mettere a rischio il cuore

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Camomille, tisane, caramelle gommose e spray: la melatonina, ormonedeifficilmente sfugge agli scaffali di farmacie e supermercati, presentandosi come un rimedio dolce per gli oltre quindici milioni di italiani che, secondo stime di settore, affrontano con fatica la notte. Questo integratore, che molti genitori somministrano persino ai propri figli nella speranza di regolarne il riposo, è oggi al centro di un'indagine scientifica che ne mette in discussione l'innocuità quando l'assunzione si protrae per molto tempo. Un nuovo studio, i cui risultati saranno svelati in anteprima alle Scientific Sessions 2025 dell'American Heart Association a New Orleans, solleva infatti dubbi importanti sulla sicurezza cardiovascolare di un uso prolungato.

I dati emersi dalla ricerca su vasta scala

La ricerca, che ha analizzato le cartelle cliniche di ben 130.828 adulti con una diagnosi di insonnia cronica, ha rilevato un'associazione significativa tra l'uso continuativo della melatonina per oltre un anno e un aumento del rischio di scompenso cardiaco, di ospedalizzazione e di mortalità per tutte le cause. Ekenedilichukwu Nnadi, autore principale dello studio e primario di Medicina interna in un importante centro di Brooklyn, ha dichiarato di essere rimasto sorpreso dall'evidenza di questi dati, sottolineando, con le dovute cautele, la necessità di investigare più a fondo i possibili effetti collaterali della sostanza. L'incidenza dell'insufficienza cardiaca, stando ai numeri preliminari, appare sensibilmente più alta in coloro che fanno ricorso a questi integratori di sintesi.

Un ormone diventato prodotto di largo consumo

Prodotta naturalmente dall'organismo per regolare il ciclo sonno-veglia, la melatonina è stata trasformata in un prodotto di largo consumo, disponibile in formulazioni sempre più allettanti e pubblicizzato come una soluzione priva di controindicazioni rilevanti. La sua accessibilità, che in molti paesi non richiede prescrizione medica, ne ha favorito una diffusione massiccia, facendone quasi un rimedio domestico per eccellenza contro i disturbi del riposo. Questo scenario, tuttavia, potrebbe essere destinato a cambiare alla luce delle recenti scoperte, che invitano a una riflessione più attenta sulle abitudini di acquisto e di consumo.

La prudenza diventa prioritaria

Sebbene lo studio non stabilisca un nesso di causalità diretto, ma un'associazione statistica che richiederà ulteriori conferme, i risultati pongono una questione di salute pubblica non trascurabile. L'idea stessa che un integratore così comune, spesso considerato una semplice "aiutino" per prendere sonno, possa nascondere insidie per il muscolo cardiaco se utilizzato cronicamente, rappresenta un monito per i consumatori e un punto di partenza per le autorità sanitarie. La ricerca, in definitiva, non intende demonizzare la melatonina, bensì accendere un faro su un aspetto fino a oggi poco esplorato, suggerendo che un uso oculato e limitato nel tempo sia l'approccio più saggio in attesa di conoscenze più complete.

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