Meloni ad Assolombarda: "L'Italia non dice sempre sì in Ue, serve una soluzione rapida sul caro energia"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Giorgia Meloni sceglie il palco dell'Assemblea Generale di Assolombarda, a Milano, per tracciare la linea del governo in vista del Consiglio europeo. Davanti alla platea degli industriali lombardi, la presidente del Consiglio ha rivendicato il diritto dell'Italia a non allinearsi automaticamente alle posizioni di Bruxelles: «L'Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì. Siede lì per dire quello che va detto quando va detto, anche se è scomodo, anche quando costa».
Una posizione, ha precisato, che non nasce da un intento divisivo: «L'Italia è tra le nazioni che l'Europa l'hanno fondata e ha il diritto e il dovere di dire quando qualcosa non va, non per indebolirla, ma esattamente per il contrario, per renderla più forte».
Energia, la partita più delicata
Il tema dominante dell'intervento è stato il costo dell'energia, una delle voci più pesanti per la competitività delle imprese manifatturiere. Meloni ha parlato di una contrattazione aperta con la Commissione europea per ridurre il prezzo del gas utilizzato nella produzione di energia elettrica, definendo il confronto «in fase avanzata».
Sul meccanismo Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, la premier non ha usato giri di parole: a suo giudizio «gonfia artificialmente i prezzi, crea squilibri tra gli stati membri e danneggia le nostre imprese manifatturiere, particolarmente nella capacità di competere in un mercato globale nel quale i nostri principali concorrenti non sono neanche lontanamente sottoposti agli stessi vincoli».
Il funzionamento dell'Ets è noto: si tratta del sistema che mette un prezzo alle emissioni di anidride carbonica attraverso un mercato per la compravendita di quote, con un numero complessivo di permessi che diminuisce progressivamente nel tempo. Le aziende più energivore e quelle cosiddette hard-to-abate, difficili da decarbonizzare perché i loro cicli produttivi non sono facilmente elettrificabili, sono le categorie che avvertono maggiormente l'impatto economico del meccanismo.
Il quadro economico e le misure annunciate
Meloni ha indicato nella crescita del 2026 un obiettivo che potrebbe arrivare fino al più uno per cento, «in linea con le principali economie europee e sopra le previsioni», pur riconoscendo che «la crescita in Italia è ancora troppo debole, ma la nostra economia ha dimostrato di saper reggere l'onda d'urto di scenari complessi».
Le stime diffuse dall'Istat a giugno indicavano per il prodotto interno lordo italiano una crescita dello 0,7 per cento sia nel 2026 sia nel 2027, dopo il più 0,5 per cento registrato nel 2025, con un contributo interamente attribuibile alla domanda interna al netto delle scorte.
Sul fronte delle iniziative per le imprese, la presidente del Consiglio ha annunciato l'intenzione di introdurre nella prossima legge di bilancio una misura fiscale per agevolare gli investimenti in software utilizzati tramite contratti cloud, lavorando con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. La misura risponde a una richiesta avanzata dal presidente di Assolombarda, Alvise Biffi, che aveva sollecitato strumenti capaci di sostenere la digitalizzazione senza vincoli eccessivamente rigidi rispetto alle tecnologie in continua evoluzione.
La scommessa sull'intelligenza artificiale
Un capitolo significativo dell'intervento è stato dedicato all'intelligenza artificiale, con un'apertura che guarda alla cosiddetta Physical AI, ovvero l'intelligenza artificiale che «esce dagli schermi, entra nelle macchine, nei robot, nelle linee di produzione».
Meloni ha riconosciuto che Stati Uniti e Cina hanno investito risorse enormi sui grandi modelli generalisti, un terreno dove la partita per l'Europa si gioca altrove, ma ha indicato nella manifattura italiana un vantaggio specifico: «Gli algoritmi non bastano, servono le macchine, i sensori, serve la meccatronica e serve la conoscenza profonda dei processi produttivi, quella che si accumula in decenni di fabbrica ed è esattamente quello che l'Italia ha».
La legge nazionale sull'intelligenza artificiale ha già messo a disposizione un miliardo di euro per investimenti nelle imprese attive nel settore, nella cybersicurezza e nelle tecnologie abilitanti.
Nel suo intervento, Meloni ha anche ricordato i programmi di investimento in data center dichiarati strategici dal Consiglio dei ministri, sette in totale per un valore complessivo di 25 miliardi di euro, tra cui il campus in provincia di Pavia sviluppato in collaborazione con gli Emirati Arabi Uniti, primo passo verso un'infrastruttura dedicata all'intelligenza artificiale capace di distribuire sul territorio una potenza complessiva di un gigawatt.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
