La Uefa archivia il reclamo del Barcellona: “Inammissibile” la protesta sul rigore, ma scoppia la guerra del campo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A poche ore dal fischio d’inizio del ritorno dei quarti di finale di Champions League, il massimo organismo calcistico europeo ha chiuso definitivamente – o almeno sul piano formale – il capitolo relativo alle polemiche arbitrali della gara d’andata. La Uefa, attraverso l’Organo di Controllo, Etica e Disciplina, ha infatti dichiarato “inammissibile” il ricorso presentato dal club catalano, che contestava un episodio di fallo di mano occorso nella sfida persa 2-0 al Camp Nou. L’episodio incriminato, che aveva scatenato l’ira della panchina blaugrana, riguarda il difensore dell’Atletico Madrid Marc Pubill: questi, dopo un rinvio dal fondo del portiere, sembrava aver intercettato il pallone con un braccio all’interno dell’area di rigore, un gesto per il quale il Barcellona chiedeva a gran voce il rigore e l’intervento del Var.

La decisione della federazione europea, presieduta dallo sloveno Ceferin, è arrivata come una doccia fredda nelle aspettative dei catalani. Questi ultimi, guidati dal presidente Laporta, avevano sostenuto che la svista arbitrale – non ravveduta nemmeno dal Var – avesse avuto “un impatto diretto sull’andamento della partita e sul suo risultato”. La replica di Nyon è stata perentoria e asciutta: il reclamo presentato il 9 aprile è stato bollato come irricevibile, chiudendo di fatto la strada a qualsiasi possibilità di riapertura del caso. Resta dunque cristallizzato il verdetto del campo dell’andata, che vede i Colchoneros di Diego Simeone in netto vantaggio.

La guerra psicologica si sposta sul manto erboso del Metropolitano

Se la via giudiziaria è stata sbarrata, il tecnico del Barcellona, Hansi Flick, ha immediatamente cambiato fronte, spostando l’attenzione su un terreno di gioco ben più concreto: quello dell’Estadio Metropolitano. A poche ore dal calcio d’inizio, il tecnico tedesco ha sollevato un polverone riguardo le condizioni del campo, lamentando pubblicamente un’altezza dell’erba ritenuta eccessiva e una pericolosa secchezza del terreno. Un video diffuso nelle ore precedenti mostra Flick intento a osservare da vicino il manto erboso, palpandolo e strappandone alcuni ciuffi, prima di avvicinarsi al delegato Uefa Christian Kofoed per esprimere il suo disappunto.

La mossa, che sa tanto di tattica psicologica alla vigilia di una sfida decisiva, ha costretto la Uefa a intervenire tempestivamente per placare gli animi. Nel corso del tradizionale incontro mattutino con i club, l’organismo ha fornito rassicurazioni formali: l’erba verrà mantenuta a un’altezza di 26 millimetri, una misura che rientra abbondantemente nei parametri consentiti dal regolamento (il cui limite massimo è fissato a 30 mm). A dare ulteriore credito alle lamentele di Flick, però, c’è un precedente pesante: nella recente semifinale di Coppa del Re, sempre sul campo dell’Atletico, il Barcellona subì un pesante 4-0, e proprio il rimbalzo anomalo del pallone su un terreno irregolare venne indicato come una delle cause della débâcle.

Il protocollo Uefa e la gestione dell’acqua come ultima trincea

Sebbene la lunghezza dell’erba sia stata normata e certificata, il regolamento lascia ancora un margine di manovra considerevole alla squadra di casa per quanto riguarda l’irrigazione. L’Atletico Madrid, in quanto club ospitante, mantiene la piena potestà sulla gestione dell’acqua fino a sessanta minuti prima del fischio d’inizio, nonché durante l’intervallo. È proprio su questo fronte che si gioca l’ultima, sottile partita prima della palla a calcio: un campo volutamente asciutto potrebbe infatti rallentare la rapidità di circolazione del pallone, favorendo l’aggressività fisica dei padroni di casa e penalizzando il possesso palla tipico del gioco di Flick.

La Uefa, dal canto suo, ha comunque garantito che il terreno verrà adeguatamente irrigato sia prima del via sia nell’intervallo, cercando di neutralizzare qualsiasi tentativo di “trucco” da parte dell’Atletico. Tuttavia, la semplice promessa di un controllo non cancella la tensione palpabile. La polemica, insomma, non si è placata: si è semplicemente trasformata, passando dalla contestazione formale di un errore arbitrale (archiviata con il “no” della Uefa) alla sottile guerriglia sulle condizioni ambientali del Metropolitano, un aspetto che Simeone ha sempre considerato parte integrante della forza della sua squadra in casa.

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