La perizia e quei «non ricordo» di Lorenzo Innocenti: ecco perché non è ancora partito il processo per il femminicidio di Eleonora Guidi
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Redazione Interno
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Un anno e un mese dopo i fatti, l’iter giudiziario per la morte di Eleonora Guidi, la trentaquattrenne uccisa l’8 febbraio 2025 a Rufina, non è ancora nelle condizioni di poter celebrare la sua fase centrale. La ragione, spiegano i periti nominati dal giudice, risiede nelle condizioni neurologiche di Lorenzo Innocenti, l’architetto oggi trentottenne che quella mattina, nella cucina di casa, la colpì con ventiquattro coltellate, molte delle quali inferte mentre la donna stava preparando il caffè e con il loro bambino di un anno e mezzo a poca distanza. Dopo il delitto, Innocenti tentò il suicidio gettandosi dal terrazzo dell’abitazione di via Pavese, riportando un gravissimo trauma cranico che lo ha reso, a distanza di mesi, un uomo profondamente diverso da quello descritto nelle carte dell’inchiesta. È questa la ragione, complessa e medicalmente documentata, per cui il processo è di fatto bloccato.
La diagnosi che ferma il processo
La relazione depositata dai periti del tribunale – lo psichiatra Rolando Paterniti, la neurologa Antonella Notarelli e il medico legale Beatrice Defraia – parla di «sindrome del lobo centrale», un quadro clinico che coinvolge le strutture del lobo frontale, risultate danneggiate in modo bilaterale dal trauma. Gli esperti descrivono una persona con deficit cognitivi importanti, che investono la capacità di pianificare azioni e di anticiparne le conseguenze, accompagnati da una risposta emotiva incongruente rispetto alle informazioni che riceve. A livello motorio, è bene precisarlo, Innocenti ha recuperato gran parte delle abilità e appare autonomo negli spostamenti; è ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Ponte a Niccheri senza alcuna misura restrittiva, una circostanza che la famiglia di Eleonora fatica ad accettare. Quando si è risvegliato dal coma, raccontano i sanitari, era convinto di essere lì per una caduta sugli sci – un incidente realmente avvenuto mesi prima – e ha mostrato sorpresa nell’apprendere la morte della compagna. I «non ricordo» che punteggiano i suoi colloqui con i medici sono stati inquadrati come amnesia post-traumatica, che ha cancellato i ricordi più vicini all’evento conservando quelli remoti.
Il nodo della pericolosità sociale
Proprio la sua apparente tranquillità e la mancanza di consapevolezza di quanto accaduto hanno portato i periti a esprimersi anche su un altro punto cruciale: la pericolosità sociale. Nel documento si afferma che, alla luce del comportamento tenuto durante i mesi di osservazione, l’uomo non rappresenterebbe un pericolo per gli altri, e non è stata quindi suggerita l’applicazione di misure di sicurezza. Questo aspetto, in particolare, è al centro della contestazione della famiglia Guidi, assistita dagli avvocati Mario Taddeucci Sassolini e Jacopo Piccioli, che hanno nominato propri consulenti. Il neurologo Sandro Sorbi, il medico legale Aurelio Bonelli e lo psichiatra Stefano Berrettini hanno firmato una relazione di segno opposto: a loro avviso, la ferocia inaudita dimostrata nell’azione – ventiquattro fendenti in presenza del figlio – e l’assenza di patologie psichiatriche note prima del fatto configurano Innocenti come un soggetto incapace di controllare le pulsioni aggressive e, di conseguenza, estremamente pericoloso. Un contrasto tecnico-scientifico che il giudice dovrà sciogliere.
Lo sdegno e l'attesa della famiglia
Elisabetta Guidi, sorella di Eleonora, non usa mezzi termini: «Parla, si muove, gira libero in ospedale ma non lo vogliono processare. È uno scandalo». Il suo sfogo, raccolto dalla cronaca locale, tocca anche altri tasti dolenti della vicenda, come la mancata formalizzazione dell’affidamento del bambino e l’assenza di provvedimenti patrimoniali a suo favore, misure che in casi analoghi vengono spesso adottate in via cautelare. «Dopo la morte di mia sorella – ha aggiunto – abbiamo preso solo calci. Siamo in un limbo insopportabile». Non è sola in questa battaglia: due amiche di Eleonora, Lara Cannoni e Monia Bonucci, hanno scritto all’assessora regionale Cristina Manetti per chiedere che le istituzioni non abbandonino la famiglia, sottolineando come la lotta alla violenza di genere debba tradursi in fatti concreti e non in dichiarazioni di circostanza. L’assessora ha risposto esprimendo vicinanza, pur senza entrare nel merito della perizia, e ha parlato di una «ferita profonda» che si riapre, testimoniando lo sconcerto per un’attesa giudiziaria che sembra allontanarsi.
Il futuro giudiziario: una rivalutazione tra un anno
L’udienza davanti al gip è fissata per il 25 marzo, ma non si tratterà di un processo: si discuterà dell’esito della perizia, che i periti stessi hanno voluto corredare da una previsione. La loro relazione, infatti, non chiude la porta a un futuro processo, ma lo rinvia. Gli esperti ritengono che un percorso neuroriabilitativo mirato, della durata di almeno dodici mesi e possibilmente in una struttura specializzata fuori dalla Toscana, possa portare a miglioramenti significativi. Per questo hanno chiesto una nuova valutazione tra un anno, per verificare se le funzioni cognitive e mnesiche di Innocenti recupereranno un grado sufficiente a renderlo in grado di partecipare coscientemente al procedimento. Fino ad allora, la macchina della giustizia resta in attesa, mentre sullo sfondo rimangono le domande su un delitto di cui ancora non è emerso un movente chiaro e sulla sorte di un bambino che quel giorno era in cucina, davanti a tutto.




