Carlo Ancelotti e il rebus Mondiale: “L’Italia ce la fa, glielo dico col 95 per cento di scaramanzia”
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Redazione Sport
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Sulle sponde del Ticino, dove le parole dei grandi allenatori assumono talvolta il peso di un verdetto, Carlo Ancelotti ha scelto di mescolare la saggezza del tecnico navigato con il ritegno di chi, da avversario, non può e non vuole sbilanciarsi più di tanto. Il commissario tecnico del Brasile, intervistato dal Corriere del Ticino, ha spezzato una lancia a favore dell’Italia – quella che lui stesso ha guidato in tempi non sospetti – affidando a un pronostico condito da scaramanzia la fiducia nella qualificazione azzurra agli appuntamenti che contano. “Ce la farà al cento per cento, anzi per scaramanzia al novantacinque per cento”, ha detto, lasciando quel margine d’incertezza al destino, quasi a voler scaricare sulle stelle quel cinque per cento di variabile che il mestiere gli ha insegnato a non sottovalutare mai. Ma nell’analisi, per quanto affettuosa, c’è anche la cruda geometria dei gironi: il suo sguardo si è soffermato sulla Svizzera, descritta come l’unica insidia in un raggruppamento che, nelle sue valutazioni, non si presenta come un muro invalicabile.
Dal canto suo, però, il tecnico emiliano ha dovuto fare i conti con una sovrapposizione di impegni che gli impedirà di seguire in diretta la sfida tra Bosnia ed Erzegovina e Italia. Alla vigilia dell’amichevole che vede opposta la sua Selecao alla Croazia, in conferenza stampa, Ancelotti ha chiarito il perimetro del suo ruolo: la priorità, in questo frangente, è preparare al meglio l’incontro con i croati, una squadra ostica che richiede concentrazione assoluta. “Spero che l’Italia possa qualificarsi per i Mondiali, ma non vedrò la Nazionale: dobbiamo prepararci bene per la nostra partita contro la Croazia”, ha ribadito, separando nettamente l’affetto personale – quello per Gattuso, al quale ha mandato un grande in bocca al lupo, e per l’intero movimento italiano – dall’urgenza concreta del presente brasiliano.
La rosa che verrà, Danilo e il nodo Bremer
Mentre in Italia si attende il verdetto del campo per la qualificazione, Ancelotti ha già tracciato in modo netto i confini della spedizione che porterà il Brasile negli Stati Uniti, Canada e Messico. Il tecnico ha rivelato che la rosa definitiva è ormai delineata nella sua testa, con una lista che verrà ufficializzata il 18 maggio, e tra i nomi certi ha fatto quello di Danilo. L’ex terzino della Juventus, ha spiegato, rappresenta un tassello fondamentale non soltanto per il suo apporto sul terreno di gioco, ma anche per ciò che garantisce fuori dal campo, dove la presenza di elementi di esperienza diventa spesso decisiva per la tenuta di un gruppo. La conferenza stampa è stata anche l’occasione per ribadire un altro concetto che riguarda il campionato italiano: Gleison Bremer, perno della difesa brasiliana, rientra a pieno Titolo nei piani del commissario tecnico, che lo considera un giocatore di straordinaria importanza per la retroguardia verdeoro. La stima per il centrale, cresciuto nel calcio nostrano, è totale, e la sua convocazione non è mai stata in discussione.
Un’attesa incrociata e l’orizzonte del 13 giugno
La proiezione verso l’estate, d’altronde, è già cominciata. Ancelotti ha dichiarato di avere già in mente la formazione che debutterà il 13 giugno proprio contro il Marocco, primo atto di un cammino mondiale che per lui ha già preso forma nei dettagli. È in questo quadro che si inserisce il rapporto con l’Italia, quasi un appuntamento rimandato: da una parte c’è la speranza sincera che gli azzurri raggiungano l’appuntamento oltreoceano, dall’altra la consapevolezza che la strada per arrivarci passa attraverso partite che lui, in questo momento, non può vedere perché impegnato a rifinire gli schemi della sua Selecao. Un gioco di specchi, insomma, in cui il destino delle due nazionali si incrocia senza toccarsi, tenuto insieme dalla figura di un allenatore che dell’Italia conosce segreti e virtù, ma che oggi agisce con la lucidità di chi deve portare il Brasile a un titolo che manca da troppo tempo.
Fiducia e distacco, il doppio registro di un ct “avversario”
L’atteggiamento di Ancelotti, in queste ore, rivela una doppia anima: quella dell’osservatore affezionato, che non esita a esprimere un giudizio tecnico per rassicurare l’ambiente italiano (“l’unica squadra forte è la Svizzera”), e quella del manager internazionale, che non concede distrazioni. La sua analisi sui gironi, per quanto ottimistica, è un esercizio di realismo che prescinde dai sentimenti. E quando si parla di scaramanzia – quel novantacinque per cento evocato quasi come un rituale per non sfidare la sorte – il suo discorso si fa volutamente cauto. Nessuna certezza assoluta, nessun proclama. Solo la fiducia di chi conosce la resilienza del calcio italiano e, al contempo, la necessità di non farsi coinvolgere emotivamente in un cammino che non è il proprio. Il suo sguardo, alla fine, resta fisso sulla Croazia e su un Mondiale che lo attende a giugno, con la speranza che gli azzurri possano essere avversari degni di quella competizione. Ma il campo, si sa, parlerà dopo, e per il momento il ct brasiliano si tiene stretto il suo margine di destino.




