L’inchiesta su Giacomo Bongiorni si allarga: altri due giovanissimi nel registro degli indagati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il quadro investigativo sulla morte di Giacomo Bongiorni, il 47enne brutalmente aggredito in piazza Felice Palma a Massa, si arricchisce di nuovi tasselli che non fanno altro che restituire l’immagine di un’escalation di violenza inaudita, consumatasi sotto lo sguardo impotente del figlio undicenne della vittima. Dopo i primi fermi eseguiti domenica – che avevano portato in carcere due giovani di origine rumena, Ionut Alexandru Miron (23 anni) ed Eduard Alin Carutasu (19 anni), oltre a un minorenne di 17 anni, tutti accusati a vario titolo di omicidio volontario – la procura ha infatti iscritto nel registro degli indagati altri due soggetti. Si tratta, in questo caso, di due ragazzi italiani, rispettivamente di 16 e 17 anni, la cui posizione, come si legge negli atti, è al vaglio della magistratura minorile di Genova. La loro presunta partecipazione all’aggressione, emersa dall’analisi incrociata dei filmati di videosorveglianza e dai primi riscontri testimoniali, trasforma quella che inizialmente poteva sembrare una rissa in un vero e proprio assalto di gruppo, orchestrato – o meglio, scatenato – senza un apparente freno inibitorio.

La dinamica e il ruolo delle immagini

Le indagini condotte dai carabinieri e coordinate dal procuratore Piero Capizzoto hanno potuto contare su un elemento decisivo fin dalle prime ore successive al delitto: le telecamere della zona. Dagli archivi digitali, i militari hanno estratto sequenze che ritraggono l’evolversi della tragedia con una crudezza che nemmeno le parole dei testimoni, seppur drammatiche, riescono a eguagliare. Il procuratore, nel riferire dello stato dell’arte, ha sottolineato come dalle immagini si veda chiaramente il momento in cui Bongiorni, colpito, si accascia al suolo in seguito a un pugno inferto volontariamente. Quel colpo, tuttavia, non è stato l’unico. Gli inquirenti hanno parlato di una vera e propria scarica di botte, inferta anche quando la vittima era già a terra, impossibilitata a difendersi. “Lo hanno colpito più volte anche a terra”, hanno ribadito le fonti vicine alla procura, specificando che solo l’autopsia – che sarà eseguita nei prossimi giorni a Genova – potrà determinare con esattezza quale di quei colpi sia stato letale, sciogliendo ogni residuo dubbio sulla causale precisa del decesso.

Perquisizioni e sequestri

Parallelamente all’avanzamento delle notifiche e degli atti formali, gli investigatori hanno dato corso a una serie di perquisizioni che hanno interessato le abitazioni dei cinque soggetti attualmente coinvolti. Nel corso di queste operazioni, gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato capi di abbigliamento che, per colore e fattezze, corrisponderebbero perfettamente a quelli indossati dagli aggressori nella serata del 12 aprile. Oltre ai vestiti, è stato acquisito materiale informatico – smartphone e tablet – nella speranza di trovare tracce digitali, messaggi o foto che possano confermare i contatti tra i membri del gruppo nelle ore precedenti e successive al pestaggio. Un lavoro certosino, quello degli inquirenti, che mira a ricostruire non solo la dinamica fisica della rissa, ma anche l’eventuale pianificazione o, al contrario, l’assoluta occasionalità dell’incontro violento.

Il contesto e le misure di sicurezza

L’eco dell’omicidio ha avuto immediate ricadute sul piano istituzionale, costringendo il prefetto di Massa Carrara, Gaetano Cupello, a riconvocare in tempi rapidissimi il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. Nel corso della riunione, tenutasi nella mattinata odierna, è stata fatta una ricognizione approfondita del fenomeno della movida nel centro storico, alla luce di quanto accaduto in piazza Palma. La decisione, operativa già dalle prossime ore, prevede un sensibile incremento dei servizi di controllo del territorio, con l’impiego di pattuglie supportate da unità specializzate, per tentare di arginare quella spirale di violenza giovanile che ha trovato in Giacomo Bongiorni una vittima innocente, uccisa solo per aver chiesto a un gruppo di ragazzi di smettere di lanciare bottiglie.

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