Indagato per rissa anche il cognato di Giacomo Bongiorni, ucciso davanti al figlio a Massa
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Redazione Interno
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L’inchiesta sulla morte di Giacomo Bongiorni, il 47enne aggredito a morte nella notte tra l’11 e il 12 aprile in piazza Palma a Massa, si allarga a una figura inattesa: quella di Gabriele Tognocchi, suo cognato. Presente sulla scena al momento della fatale aggressione – quella stessa notte in cui Bongiorni aveva rimproverato un gruppo di giovani intenti a danneggiare la vetrina di un negozio – Tognocchi riportò lesioni gravi, tra cui la frattura della tibia e del setto nasale, venendo trasportato al pronto soccorso. Ora, a distanza di settimane, risulta indagato per rissa, portando a sei il numero complessivo degli indagati: ai cinque ragazzi già iscritti nel registro (due maggiorenni e tre minorenni) si aggiunge dunque lui, il parente stretto della vittima.
Un «atto dovuto» che riorienta le indagini
Secondo quanto ricostruito dalle edizioni locali dei quotidiani, la posizione di Tognocchi sarebbe stata formalizzata come un «atto dovuto» da parte della Procura, un passaggio tecnico che non implica necessariamente un'accusa di concorso diretto nell'omicidio, ma che consente agli inquirenti di acquisire elementi cruciali. La sua presenza fisica durante la rissa – e le ferite riportate, che testimoniano un coinvolgimento diretto nello scontro – rendono indispensabile verificare eventuali condotte attive o reattive da parte sua. Gli investigatori, in altre parole, cercano di capire se il cognato abbia in qualche modo alimentato o partecipato alla colluttazione prima che quest'ultima degenerasse fino all'aggressione mortale ai danni di Bongiorni, il quale morì sotto gli occhi dell'undicenne figlio e della compagna.
Cellulari e autopsia al centro degli accertamenti
Mentre la Procura mantiene il massimo riserbo sui dettagli dell'accaduto, proseguono senza sosta due filoni d'indagine paralleli. Da un lato, i tecnici stanno analizzando i telefoni cellulari sequestrati sia ai cinque giovani coinvolti sia ad altri potenziali testimoni, incluso – con ogni probabilità – lo stesso Tognocchi: i tabulati e i messaggi potrebbero rivelare contatti precedenti alla notte della tragedia o scambi successivi finalizzati a coordinare versioni comuni. Dall'altro lato, gli inquirenti attendono gli esiti dell'autopsia sul del 47enne, atto fondamentale per stabilire con precisione la dinamica dei colpi mortali e, di conseguenza, l'eventuale responsabilità individuale di ciascun partecipante alla rissa. Si tratta di un passaggio tecnico che potrebbe ridefinire le imputazioni, distinguendo tra chi ha colpito con particolare violenza e chi invece ha avuto un ruolo marginale.
La tragica serata in piazza Palma e il rimprovero fatale
Quella notte, Giacomo Bongiorni si era avvicinato al gruppo di giovani dopo averli sorpresi mentre danneggiavano la vetrina di un esercizio commerciale nel cuore del centro storico di Massa. Il suo richiamo, probabilmente accompagnato da un tentativo di allontanarli o di chiedere loro ragione del vandalismo, scatenò una reazione violenta e immediata. La lite degenerò in pochi istanti in una rissa collettiva, al termine della quale Bongiorni giaceva a terra privo di sensi. Il cognato, ferito a sua volta in maniera pesante, venne soccorso e accompagnato in ospedale, dove i medici riscontrarono la frattura della tibia e del setto nasale. La Procura, nelle more degli accertamenti, non ha ancora formulato ipotesi definitive sui ruoli specifici di Tognocchi né dei cinque giovani, due dei quali già maggiorenni e quindi penalmente capaci a tutti gli effetti, mentre per i tre minorenni è previsto un trattamento giudiziario separato davanti al tribunale per i minorenni.




