La morte di Giacomo Bongiorni a Massa, i fermati e il rimprovero che è costato una vita
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Redazione Interno
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L’hanno ucciso perché aveva chiesto loro, con ogni probabilità, di smetterla di lanciare bottiglie di vetro. Giacomo Bongiorni, 47 anni, è morto nella notte tra sabato e domenica in piazza Felice Palma a Massa, sotto lo sguardo del figlio di appena undici anni. Un’esistenza spezzata in un attimo di violenza gratuita che, come spesso accade in questi casi, si porta dietro un carico di dolore destinato a riverberarsi ben oltre la cerchia dei familiari più stretti. Il dramma, consumatosi in un contesto di movida notturna, ha visto la risposta immediata delle forze dell’ordine: i carabinieri, grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza e alle testimonianze raccolte sul posto, hanno chiuso il cerchio in poche ore, individuando cinque soggetti ritenuti responsabili dell’aggressione mortale. Di questi, tre sono stati fermati – due maggiorenni di nazionalità rumena e un minorenne – mentre altri due risultano indagati a piede libero, tutti accusati a vario titolo di concorso in omicidio volontario.
Il pestaggio sotto gli occhi del bambino e la versione della difesa
Stando alle prime ricostruzioni investigative, quella che doveva essere una semplice serata di svago si è trasformata in una tragedia quando il gruppo di giovani ha iniziato a lanciare oggetti contro le vetrine di un esercizio commerciale. Il cognato della vittima, presente sul posto insieme ad altri familiari, avrebbe rivolto loro un richiamo, un tentativo di riportare la calma che è però degenerato in pochi istanti. L’uomo è stato accerchiato e colpito selvaggiamente; nell’intervenire in sua difesa, lo stesso Bongiorni è stato raggiunto dai pugni e dai calci del branco, finendo a terra dopo un violento colpo alla testa. Un trauma che gli ha causato un arresto cardiaco, fatale nonostante i prolungati tentativi di rianimazione da parte del personale del 118. Sulla dinamica, però, non tutti gli atti del procedimento sembrano convergere verso una linearità assoluta. L’avvocato Nicola Forcina, difensore di fiducia del diciassettenne attualmente rinchiuso in una struttura minorile a Genova, ha infatti rivelato l’esistenza di una "ricostruzione alternativa" rispetto a quella che dipinge i ragazzi come i soli aggressori. Secondo quanto riferito dal legale, che ha avuto modo di colloquiare con l’assistito, il minore avrebbe agito per difendersi, dichiarando di essere stato a sua volta colpito per primo dalla vittima; una versione, quest’ultima, che trova eco anche nei racconti dei genitori degli altri due fermati, i quali descrivono i figli come ragazzi normali, lavoratori, che si sarebbero semplicemente difesi da un’aggressione subita.
Il dolore della famiglia, la rabbia della suocera e la paura della comunità romena
Mentre la procura di Massa (in raccordo con quella minorile di Genova per quanto riguarda i giovanissimi indagati) attende l’esito dell’autopsia – affidata al professor Francesco Ventura per chiarire con precisione la causa del decesso – il clima in città è di sconcerto misto a profonda commozione. A farsi portavoce di un dolore insopprimibile è stata Anna Vita, la suocera di Giacomo, che in un’intervista ha tuonato contro i responsabili: "Non li perdono, si sono comportati da assassini. Lo hanno giustiziato come in un film". Le sue parole restituiscono la dimensione dell’orrore provato da una famiglia distrutta, costretta ad assistere alla distruzione del proprio nucleo affettivo. In parallelo, sul fronte sociale, emerge la preoccupazione di chi teme ripercussioni collettive. Robert Deleanu, consigliere comunale di origine romena, non è riuscito a trattenere le lacrime nel commentare l’accaduto, consapevole che la nazionalità di due degli indiziati potrebbe riaccendere un clima di diffidenza ingiusta verso una comunità che, come ha sottolineato lui stesso, ha sempre lavorato duramente per integrarsi nel tessuto cittadino. Un timore che si aggiunge alla complessità di una vicenda già di per sé tragica e carica di implicazioni.
La fiaccolata e la memoria di un padre ucciso per un rimprovero
Stasera, le vie del centro storico si illumineranno di candele per la fiaccolata indetta dal comune e dalla diocesi, un corteo silenzioso che si snoderà fino a piazza Palma, dove il 47enne ha esalato l’ultimo respiro. Il figlio della vittima, fortunatamente, è stato già dimesso dall’ospedale, dove era stato ricoverato in stato di shock per i traumi psicologici subiti; adesso si trova in un luogo protetto in Liguria, dove proverà a elaborare il ricordo indelebile di quella mano che stringeva quella del padre, mentre quest’ultimo giaceva a terra privo di vita. L’inchiesta, ancora in una fase delicata, si concentra ora sull’analisi dei frame delle videocamere di sorveglianza e sui prossimi interrogatori di garanzia, con l’obiettivo di stabilire con esattezza il ruolo di ciascuno dei cinque indagati in quella che appare come una delle pagine più buie della cronaca massese recente.




