Omicidio Giacomo Bongiorni a Massa, la difesa chiede i domiciliari per il 17enne “ex pugile”
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Redazione Interno
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La dinamica del decesso di Giacomo Bongiorni, il carpentiere di 47 anni ucciso nella notte tra l’11 e il 12 aprile scorso nel cuore di Massa, continua a essere al centro di una serrata ricostruzione da parte degli inquirenti. Mentre la città è ancora scossa dall’aggressione avvenuta in piazza Palma – consumata sotto gli occhi della compagna e del figlio dodicenne della vittima – il fronte giudiziario si anima di una nuova mossa processuale che riguarda il più giovane del gruppo di indagati. Arriva, infatti, una richiesta formale da parte della difesa del 17enne, un ragazzo con un passato da pugile agonistico attualmente ristretto nel carcere minorile di Genova, volta a ottenere la revoca della misura cautelare in carcere con la contestuale sostituzione degli arresti domiciliari. L’istanza, che verrà discussa nel corso dell’interrogatorio di garanzia fissato per il 16 aprile, si basa su una strategia difensiva che tenta di ridimensionare il ruolo del minorenne, sebbene le prime ipotesi d’accusa lo indichino come il probabile autore del gesto che si è rivelato fatale.
Il ruolo dei 15 secondi decisivi e le versioni contrastanti
Le indagini, coordinate dalla Procura di Massa e dalla Procura per i Minorenni di Genova, si stanno concentrando con precisione quasi maniacale su un frammento temporale specifico: appena quindici secondi di un filmato estratto dalle telecamere di videosorveglianza della zona. In questo lasso di tempo, nonostante la visuale sia parzialmente oscurata dalla presenza di un albero che limita la nitidezza della scena, gli investigatori dei carabinieri credono di aver trovato la chiave per decifrare l’esatta catena degli eventi. A differenza di quanto sostenuto dagli indagati – i quali hanno ipotizzato una reazione a una presunta testata sferrata dallo stesso Bongiorni – le immagini sembrerebbero raccontare una storia differente. Secondo una prima analisi dei filmati, sarebbe proprio il 17enne a sferrare un pugno in pieno volto alla vittima, un colpo che avrebbe causato la caduta dell’uomo sull’asfalto, a cui sarebbero poi seguiti ulteriori colpi da parte di altri componenti del gruppo.
Le posizioni dei maggiorenni e la conferma della custodia cautelare
Parallelamente alla situazione del minore, restano dietro le sbarre i due giovani maggiorenni accusati di concorso in omicidio volontario: il 23enne Alexandru Ionut Miron e il 19enne Eduard Alin Carutasu. La Gip Antonia Aracri, pur non avendo convalidato il fermo iniziale per vizi procedurali legati all’assenza del pericolo di fuga, ha comunque disposto la custodia cautelare in carcere per entrambi, ravvisando un concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato. Durante gli interrogatori, le difese dei due maggiorenni hanno respinto le accuse più gravi, cercando di fornire una ricostruzione alternativa degli eventi: secondo Carutasu, l’intera vicenda sarebbe nata da una lite banale – una bottiglia caduta a terra – e solo dopo un momento di apparente calma, sarebbe stato Bongiorni a riavvicinarsi colpendo per primo con una testata uno dei ragazzi. Lo stesso Carutasu, pur ammettendo di aver sferrato un calcio all’uomo ormai a terra, ha definito il gesto come “un colpo di rabbia” sprovvisto, secondo la sua versione, di intenti omicidi.
L’autopsia e le responsabilità nel pestaggio del branco
La parola chiave per sciogliere i nodi di questa vicenda, al di là delle parole dei testimoni, è affidata alla medicina legale. L’autopsia eseguita sul di Giacomo Bongiorni ha evidenziato una emorragia cerebrale estremamente grave, un trauma che, come spiegano i periti, sarebbe compatibile sia con i colpi ricevuti direttamente durante il pestaggio sia con la violenta caduta sull’asfalto conseguente ai primi pugni. Questa ambiguità scientifica rende complessa l’attribuzione del “colpo mortale” in senso stretto, alimentando le strategie difensive che tentano di scindere la responsabilità del singolo dalla dinamica collettiva. La Procura, tuttavia, mantiene ferma l’impostazione accusatoria: al momento per tutti e cinque i giovani indagati (tre minorenni e due maggiorenni) l’accusa è di omicidio volontario in concorso aggravato dai futili motivi, nell’ambito di un pestaggio di branco che non ha dato scampo alla vittima.




