Massa, il gip non convalida il fermo per i due maggiorenni: restano in carcere per l’omicidio di Giacomo Bongiorni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte di sabato scorso, in piazza Palma a Massa, la movida si è trasformata in tragedia quando Giacomo Bongiorni, un carpentiere di 47 anni, è stato ucciso sotto gli occhi della compagna e del figlio di appena 12 anni. Dalle indagini, condotte dai carabinieri e coordinate dalle procure di Massa e Genova (quest’ultima competente per i minori), emerge un quadro processuale complesso: i due maggiorenni fermati, Eduard Alin Carutasu (19 anni) e Ionut Alexandru Miron (23 anni), non hanno ottenuto la convalida del fermo dalla giudice Antonia Aracri, ma restano comunque dietro le sbarre. Il provvedimento, apparentemente contraddittorio, si spiega con una distinzione tecnica: sebbene il giudice abbia ritenuto assente il concreto pericolo di fuga—motivo per cui il fermo stesso non è stato convalidato—ha invece accolto la richiesta di misura cautelare in carcere per il rischio concreto di reiterazione del reato. Di fatto, entrambi rimangono rinchiusi nel carcere di Massa, accusati di omicidio volontario aggravato da futili motivi.

La dinamica e la versione degli indagati: "Mi ha colpito, ho reagito"

Sul tavolo degli inquirenti ci sono due narrative diametralmente opposte. Da un lato, i soccorritori e i familiari raccontano di un'aggressione brutale scaturita da un semplice rimprovero; dall'altro, i giovani fermati parlano di reazione a un'aggressione subita. Il 17enne, uno dei tre minori indagati (insieme ad altri due sedicenni) che vanta un passato da pugile agonistico nella Boxe Pugilistica Massese, ha rilasciato una versione precisa agli inquirenti: avrebbe ricevuto una testata da Bongiorno, reagendo quindi per difendersi. Una versione analoga, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, sarebbe stata fornita anche da Alexandru Miron, il 23enne che si proclama estraneo all'omicidio. La difesa di quest'ultimo, rappresentata dall'avvocato Giorgio Furlan, è categorica: il suo assistito "sostiene di non aver mai neanche sfiorato il 47enne". Tuttavia, la giudice Aracri, pur non convalidando il fermo per vizi procedurali legati al pericolo di fuga, ha ribadito la gravità indiziaria, tanto da disporre la custodia cautelare per i maggiorenni, ritenendo sussistente l'aggravante dei futili motivi.

Le immagini mancanti e il ruolo dei video nell'inchiesta

La ricostruzione tecnica dell'omicidio si scontra con un'evidenza materiale limitata. In piazza Palma, quattro telecamere di sorveglianza puntavano sulla scena del delitto, ma ben tre risultano fuori uso. L'unico obiettivo funzionante, posizionato sul muro perimetrale del Comune, ha ripreso l'accaduto in bianco e nero, con una qualità sgranata e, aspetto cruciale, senza audio. Questi fotogrammi muti rappresentano ora il cardine dell'indagine: si vedono i pugni e i calci sferrati, ma mancano le parole che hanno scatenato l'inferno. Gli inquirenti stanno analizzando quei pochi secondi di violenza per capire se Bongiorni fosse già a terra inerme quando ha ricevuto i colpi letali, o se ci sia stato uno scambio effettivo. La Procura, in attesa dell'autopsia che chiarirà le lesioni definitive (il cognato della vittima ha parlato di "osso del collo rotto"), cerca di stabilire se si sia trattato di una rissa equa degenerata o di un vero e proprio pestaggio.

Il ricordo e la fiaccolata a Massa

Mentre la macchina giudiziaria procede con il vaglio delle posizioni dei tre minori (uno dei quali, il 17enne, è stato trasferito in una comunità di Genova), la città di Massa si è stretta nel dolore. Nella serata di martedì, Comune e Diocesi hanno promosso una fiaccolata silenziosa che ha attraversato il centro storico fino a piazza Palma. L’iniziativa, che ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini e la presenza del vescovo Mario Vaccari, è stata anche oggetto di un ricordo formale in Consiglio regionale, dove il presidente Eugenio Giani ha annunciato la presenza del Gonfalone della Regione ai funerali della vittima. La comunità, sotto lo choc per la brutalità dell'evento accaduto davanti a un bambino, cerca ora risposte che solo gli accertamenti medico-legali e le immagini delle telecamere potranno fornire nei prossimi giorni.

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