Massa, l’omicidio di Giacomo Bongiorni e il crollo di una certezza collettiva: la violenza che divora i padri sotto gli occhi dei figli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Era sabato sera, a Massa, in piazza Felice Palma, e la Toscana felix, quella erede di Beccaria e del buon governo, si è scoperta improvvisamente fragile. Giacomo Bongiorni, 47 anni, padre di due figli (una ragazza di 18 anni e un bambino di 11, che quella notte aveva con sé), si trovava lì con la compagna Sara e alcuni familiari. La serata, iniziata tra la folla e la movida, è degenerata per un gesto tanto banale quanto grottesco: alcuni ragazzi – una decina, secondo le prime ricostruzioni – lanciavano bottiglie di vetro contro le vetrine dei locali. Il cognato di Giacomo li ha rimproverati. Lui, forse, ha cercato solo di fare da scudo o di riportare il silenzio in quel caos. Non lo sapremo mai con certezza, ma quello che accadde dopo ha trasformato la piazza in una scena del delitto. Sotto gli occhi del suo bambino, l’uomo è stato accerchiato, colpito, preso a calci anche quando era già a terra, accasciato sull’asfalto. Un pugno, secondo gli inquirenti, quello che lo ha fatto cadere rovinosamente a terra causandogli un trauma cranico che gli è stato fatale.

Il dolore delle famiglie "distrutte" e la versione alternativa degli indagati

Se piangono i cari di Giacomo, c’è un altro lutto silenzioso che serpeggia in questa vicenda: quello delle famigge degli indagati. I carabinieri hanno fermato due giovani maggiorenni, entrambi romeni, Alexandru Ionut Miron (23 anni) ed Eduardo Alin Carutasu (19), e un minorenne di 17 anni, cittadino italiano di seconda generazione, che secondo le accuse avrebbe sferrato il pugno decisivo. Le loro famiglie, intervistate dalla stampa, si dicono "distrutte". Padri e madri che chiedono scusa, che parlano di ragazzi lavoratori, di figli che "non sono criminali" e che, a loro dire, "si sono solo difesi" da un'aggressione subita. Una versione che trova eco anche nelle parole del 17enne, il quale avrebbe dichiarato agli inquirenti di aver reagito dopo aver ricevuto una testata. Una dinamica che la Procura, coordinata dai magistrati di Massa e dalla Procura per i Minorenni di Genova, sta cercando di chiarire al setaccio grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza, dalla cui analisi – hanno spiegato gli investigatori – si vede chiaramente l'azione del branco continuare con violenza anche dopo la caduta della vittima.

L'abbraccio di Massa e la domanda senza risposta del vescovo

Mentre la macchina giudiziaria procede, con l’autopsia affidata al professor Francesco Ventura per stabilire con precisione la causa del decesso, la città di Massa ha risposto con una marea silenziosa. Circa ventimila persone, secondo gli organizzatori, hanno partecipato alla fiaccolata in memoria di Bongiorni. Un corteo fiume che ha attraversato il centro storico per fermarsi proprio in piazza Palma, dove i fiori bianchi si accumulano davanti al luogo della tragedia. Al fianco della famiglia, la madre dell’uomo ha voluto esserci ad ogni costo, reggendo fino all’ultimo nonostante un lieve malore. «Qui Giacomo ha trovato la fine, da qui deve iniziare qualcosa», ha detto la cugina Romina Carso, dando voce a un sentimento collettivo che cerca di trasformare l’orrore in impegno.

La finzione del "maranza" e la violenza come specchio

Sarebbe rassicurante, in queste ore, fermarsi all’idea che il problema siano solo "loro". Le baby-gang, il branco, i maranza. I ragazzi violenti che escono dal buio della periferia esistenziale per colpire a caso. È una narrazione comoda, quella che sposta il male lontano da noi, che lo confina nei corpi degli altri e nei volti dei più giovani. Non siamo più negli Anni Settanta, quando generazioni di adolescenti figli della società edipica trasgredivano per attaccare le istituzioni, come nei fotogrammi de *I guerrieri della notte*. Qui, a Massa, siamo di fronte a qualcosa di più intimo e devastante: la distruzione di un padre che aveva osato dire "basta" davanti a suo figlio. E non c’è etichetta sociologica che possa restituire la dignità a quell’istante. Ieri sera, in piazza, il vescovo Mario Vaccari ha scelto di non dare risposte facili, limitandosi a chiedersi cosa stiamo trasmettendo alle nuove generazioni. Una domanda che, in assenza di sentenze, rimane l’unico, autentico verdetto di questa cronaca.

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