Massa, il blackout emotivo del branco e la scia di vetri rotti che ha portato all’omicidio di Giacomo Bongiorni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ciò che lascia senza fiato, nell’omicidio di Giacomo Bongiorni avvenuto l’11 aprile scorso a Massa, non è soltanto la ferocia in sé, ma la banalità agghiacciante del pretesto. Il quarantasettenne, padre di famiglia, si era limitato a chiedere a un gruppo di giovani – alcuni dei quali in stato di alterazione alcolica – di smettere di lanciare bottiglie di vetro contro un esercizio commerciale in piazza Palma. Un richiamo alla civile convivenza, insomma, che invece di placare gli animi ha innescato una reazione sproporzionata e letale: un’aggressione consumata a calci e pugni, sotto gli occhi del figlio undicenne della vittima, della compagna e del cognato, finito poi anche lui in ospedale con lesioni giudicate serie.

La dinamica emersa finora, seppur ancora al vaglio degli inquirenti, dipinge il ritratto di un branco dove l’effetto gruppo ha annullato ogni residuo freno inibitorio. Secondo le ricostruzioni, a scatenare la rissa non sarebbe stato un gesto eroico o una provocazione grave, ma un semplice tentativo di difendere il decoro di un luogo pubblico. Nei filmati delle telecamere di sorveglianza – che gli investigatori stanno analizzando minuziosamente – si vedrebbe l’uomo accasciarsi al suolo dopo un primo impatto violento, per poi essere raggiunto da ulteriori colpi anche quando era ormai a terra inerme.

La risposta della giustizia e il profilo degli aggressori

Sul fronte giudiziario, le indagini coordinate dalle Procure di Massa e di Genova (quest’ultima competente per i minori) hanno portato a un quadro articolato di responsabilità. Sono cinque, al momento, gli indagati per l’accusa di omicidio volontario in concorso aggravato da futili motivi. Tra questi, due sono maggiorenni – Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ed Eduard Alin Carutasu, 19 anni – entrambi di origine romena e residenti nella provincia, mentre per gli altri tre si tratta di minorenni, uno dei quali è stato trasferito in una comunità protetta.

Un dettaglio inquietante emerso dalle cronache riguarda il più giovane del gruppo: un diciassettenne che, stando a quanto riferito, avrebbe praticato pugilato a livello agonistico fino a circa tre anni fa, disputando match nella categoria “schoolboy”. La difesa del ragazzo ha ovviamente tentato di ridimensionare l’accaduto, sostenendo che il minore avrebbe reagito solo dopo essere stato colpito da una testata da parte dello stesso Bongiorni. Un movente della lite che, per ora, trova riscontri solo nelle dichiarazioni degli indagati e che gli investigatori stanno verificando attraverso l’esame dei rilievi medico-legali e delle immagini.

La svolta investigativa e la versione della difesa

Negli interrogatori di garanzia, i legali dei due fermati maggiorenni hanno cercato di ridurre la portata del gesto, parlando di una “rissa degenerata” piuttosto che di un’aggressione pianificata. Uno dei difensori ha dichiarato che il calcio sferrato al volto della vittima quando era già a terra è stato “un gesto di rabbia, modesto”, spogliandolo, nelle parole dell’avvocato, della volontà omicidiaria. In particolare, Eduard Alin Carutasu avrebbe ammesso il contatto fisico, specificando però di non aver mai avuto l’intenzione di uccidere; una versione che si scontra però brutalmente con l’esito autoptico.

Il medico legale, infatti, ha già evidenziato come il decesso non sia riconducibile a un unico colpo specifico, bensì a una pluralità di impatti. La vittima è morta per una emorragia cerebrale conseguente ai ripetuti colpi ricevuti, e le indagini dovranno ora stabilire con esattezza quale, tra quei pugni e quei calci, sia stato quello fatale. Una distinzione che potrebbe rivelarsi cruciale per la qualificazione giuridica del reato e per distinguere il ruolo dei singoli componenti del branco.

Il rafforzamento delle misure di sicurezza nel territorio

L’ondata di sdegno seguita alla tragedia non è rimasta confinata alla sfera emotiva, ma si è tradotta in un’immediata risposta istituzionale sul piano dell’ordine pubblico. La prefettura di Massa Carrara ha indetto una riunione urgente del comitato provinciale per la sicurezza, dalla quale sono scaturite misure restrittive mirate a prevenire ulteriori episodi di “malamovida”. Tra queste, spicca l’istituzione di “Zone a vigilanza rafforzata” (le cosiddette zone rosse) nei centri storici e nelle aree della movida di Massa e Carrara, con validità di sei mesi.

Parallelamente, è stata disposta la chiusura anticipata dei pubblici esercizi entro le 00:30 e il divieto di vendita e asporto di bevande in contenitori di vetro dopo le ore 22:00. Sul territorio, lo spiegamento di forze è stato potenziato con l’impiego di unità speciali della Polizia di Stato e dei reparti di prevenzione crimine. Un presidio costante, quello messo in campo dalla Questura, che mira a restituire un senso di sicurezza a una comunità ferita, sebbene nessuna ordinanza possa restituire il tempo o la vita a chi non c’è più.

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