I segni di un sogno svanito e il blackout dell’empatia nell’omicidio di Giacomo Bongiorni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Erano da poco passate le 21.30 a Massa, in piazza Palma, quando un gruppo di adolescenti e giovani adulti – lo si è ricostruito attraverso le prime indagini e le testimonianze raccolte sul posto – ha iniziato a lanciare bottiglie di vetro contro la saracinesca di un negozio, un modo come un altro per ammazzare la noia di un sabato sera qualunque. I passanti, pochi peraltro, avevano scelto la strategia più prudente: girare al largo, scansare qualsiasi contatto, evitare grane. Ma Giacomo Bongiorni, quarantasettenne padre di famiglia, non si è voltato dall’altra parte. Lui ha fatto quello che per decenni, almeno nei ricordi di chi gli è cresciuto accanto, rappresentava il senso di una responsabilità adulta: rimproverare, richiamare, insegnare. Lo hanno spiegato i suoi migliori amici, intervenuti in una trasmissione televisiva domenicale, parlando di un uomo che “ha agito come se fosse stato il padre di quei ragazzi”. Una scelta, la sua, dettata da un’educazione ricevuta – quando si sbagliava, gli adulti intervenivano – e trasformata in un gesto estremo di cui, a poche ore da quel gesto, si è misurata tutta la tragica distanza.

Cosa ci strazia di più, in questa vicenda toscana? Probabilmente il blackout dell’empatia, un cortocircuito che trasforma una normale interazione generazionale – un adulto che richiama dei ragazzi perché smettano di danneggiare un bene comune – in una condanna a morte. Gli amici della vittima hanno usato una frase che pesa come un macigno: “Giacomo ha agito così, facendo quello che gli era stato insegnato”. E qui sta il punto dolente: lui ha fatto ciò che una generazione aveva imparato come proprio dovere civile, e quel gesto – rimproverare, senza alcuna violenza fisica preliminare – è stato letto dal gruppo come un’intollerabile provocazione. Non si tratta di speculare su cosa stiamo diventando, ma di registrare un fatto: un uomo di quarantasette anni è morto perché ha detto qualcosa a dei giovani che stavano danneggiando una saracinesca. La dinamica giudiziaria, ancora in fase di sviluppo, dovrà stabilire le singole responsabilità; quel che la cronaca ha già consegnato è l’immagine di un padre che non torna a casa, di un bambino che ha visto ciò che nessun bambino dovrebbe vedere, e di una piazza che, in quell’ora, non ha offerto scampo.

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