L’omicidio di Giacomo Bongiorni e i segni di un sogno svanito sotto gli occhi di un bambino
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Redazione Interno
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Cosa ci lascia senza parole, nell’indicibile omicidio di Giacomo Bongiorni – quarantasettenne padre di famiglia, ucciso a Massa Carrara da un gruppo di adolescenti e giovani adulti – non è un singolo dettaglio, bensì l’intero quadro che ne emerge. Ci sgomenta, se vogliamo essere precisi, il blackout dell’empatia di chi sta per togliere la vita a colui che potrebbe essere loro padre, così come la violenza senza limite di chi colpisce fino a uccidere sotto gli occhi del figlio undicenne, della compagna, del cognato. La risposta più verosimile – ed è qui che il giornalismo deve limitarsi ai fatti – è tutto ciò che sappiamo finora.
Una serata qualunque, una bottiglia rotta e la degenerazione in più fasi
Erano da poco passate le 21.30 di sabato quando, in piazza Palma, un gruppo di ragazzi ammazzava la noia del fine settimana lanciando bottiglie di vetro contro la saracinesca di un negozio. I pochi passanti, come spesso accade, giravano al largo per evitare grane. Ma Giacomo Bongiorni, 47 anni, non si è voltato dall’altra parte. Stava trascorrendo la serata con la sua compagna Sara, con il figlio di undici anni e con alcuni amici. Ha visto quei ragazzi comportarsi male, ha detto loro qualcosa – un giusto richiamo, forse per una bottiglia rotta – e in pochi istanti la situazione è degenerata. L’aggressione, sviluppatasi in più fasi, gli è costata la vita: pugni e calci sferrati con una violenza tale da provocare lesioni gravissime, risultate fatali.
La falsa partita di beneficenza e l’inorridito rettifica degli organizzatori
Nel clima di sconcerto che ha seguito l’omicidio, è spuntato un episodio a dir poco squallido: qualcuno ha tentato di speculare sulla memoria di Bongiorni organizzando una falsa partita di beneficenza. Massimo Santucci, dell’associazione europea vittime di violenza e vero organizzatore dell’evento sportivo in ricordo della vittima – in programma il 16 maggio alle colline Massesi – ha saputo della truffa nella prima mattinata di ieri, mentre stava tornando a casa a Basilea, in Svizzera. Una persona si sarebbe aggirata tra i residenti del Mirteto chiedendo soldi per un fantomatico evento. I veri organizzatori, inorriditi, hanno annunciato che agiranno per vie legali.
L’omelia e la rabbia che non diventi contrapposizione
Al funerale di Bongiorni, monsignor Vaccari ha consegnato una riflessione lucida: «La rabbia non diventi pretesto per contrapposizioni». Una frase che pesa come un macigno, soprattutto se la si accosta al fatto che l’aggressione è maturata davanti a un bambino di undici anni – suo figlio – il quale ha assistito a tutto. Non ci sono, né ci saranno in questo articolo, facili generalizzazioni sulla “violenza del branco” o su cosa stiamo diventando. Ci sono invece un padre di famiglia ucciso, un gruppo di giovanissimi autori di un delitto brutale, e una comunità che prova a distinguere tra il ricordo autentico e chi cerca di farci sopra soldi sporchi.




