Delitto Bongiorni, la gip non convalida i fermi ma i due maggiorenni restano in carcere
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Redazione Interno
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Il provvedimento, a prima vista contraddittorio, si fonda su una sottile distinzione tecnica che sfugge al clamore mediatico. La gip di Massa, Antonia Aracri, ha infatti rigettato la richiesta di convalida del fermo per Eduard Alin Carutasu, 19 anni, e Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ritenendo che non sussistesse quel concreto e attuale pericolo di fuga che giustifica la misura d’urgenza. Tuttavia, e qui risiede il nodo cruciale della vicenda giudiziaria, la stessa magistrata ha riconosciuto l’esistenza di un opposto e grave pericolo: quello di reiterazione del reato. Un rischio che, agli occhi del tribunale, appare talmente elevato da rendere necessario il carcere a tutti gli effetti, seppur con un titolo diverso, quello della custodia cautelare. Una decisione che trasforma una potenziale sconfitta procedurale in una vittoria sostanziale per l’accusa, blindando i due indagati dietro le sbarre del carcere di Massa con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
La dinamica e il video senza audio
A rendere la ricostruzione dei fatti – accaduti nella tarda serata dell’11 aprile in piazza Palma, sotto lo sguardo impotente della compagna e del figlio dodicenne della vittima – particolarmente complessa per gli inquirenti è lo stato pietoso del sistema di videosorveglianza cittadino. Delle quattro telecamere puntate sullo scenario dell’aggressione, ben tre risultavano fuori uso. L’unica operativa, posizionata sul muro perimetrale del Comune, ha restituito un filmato in bianco e nero, sgranato e, particolare che pesa come un macigno nella valutazione delle responsabilità, completamente privo di audio. Le immagini mostrano la violenza dell’impatto – si vedono i pugni e un calcio sferrato al volto del 47enne mentre è ormai a terra – ma non possono chiarire l’antefatto, ovvero se a scatenare la rissa sia stato il rimprovero della vittima per il lancio di bottiglie o, come sostengono le difese, una presunta testata di Bongiorni a uno dei giovanissimi aggreditori.
Le versioni contrapposte e le indagini
La strategia difensiva dei due maggiorenni, assistiti dagli avvocati Giorgio Furlan ed Enzo Frediani, si è mossa proprio su questo crinale. Nel corso degli interrogatori, entrambi hanno tentato di ridimensionare il proprio ruolo e di ribaltare la dinamica dell’aggressione. Il 23enne Miron, attraverso il proprio legale, ha sostenuto una tesi radicale: quella di essere del tutto estraneo ai fatti, dichiarando di non aver mai nemmeno sfiorato Giacomo Bongiorni. Una versione, la loro, che si scontra violentemente con le dichiarazioni dei familiari della vittima, i quali parlano di un accerchiamento da parte di un gruppo numeroso – non solo i cinque indagati, ma almeno una decina di persone – che avrebbe massacrato l’uomo con calci e pugni. Le indagini, coordinate dalla Procura di Massa e dalla Procura per i Minorenni di Genova (quest’ultima competente per i tre giovanissimi coinvolti, tra cui un 17enne con un passato da pugile), si concentrano ora sull’analisi minuziosa di quei pochi fotogrammi disponibili per attribuire con precisione i singoli colpi.




