Il giallo dell’emorragia e le scuse del “calcio per rabbia” nell’omicidio di Giacomo Bongiorni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È l’emorragia cerebrale, scatenata da una sequenza di pugni e calci, ad aver stroncato la vita di Giacomo Bongiorni, il 47enne aggredito nella notte tra sabato e domenica scorsa a Massa. Gli accertamenti disposti dalla Procura – e condotti dal professor Francesco Ventura – hanno confermato che le lesioni riportate dal capofamiglia risultano compatibili tanto con la violenza diretta dei colpi inferti dal gruppo quanto, eventualmente, con il successivo impatto del sull’asfalto. Un dettaglio, quest’ultimo, che trasforma il quadro clinico in un rebus giudiziario: resta ancora da stabilire, e sarà compito della consulenza depositata nei prossimi trenta giorni, se il colpo mortale sia stato sferrato da uno specifico aggressore oppure se la morte rappresenti l’esito letale dell’azione combinata di tutta la comitiva.

Nel frattempo, nel carcere di Massa, si è tenuta l’udienza di convalida dei fermi per i due maggiorenni coinvolti, Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ed Eduardo Alin Carutasu, 19 anni. Le loro difese, come spesso accade in questi drammatici contesti di movida violenta, hanno cercato di ridimensionare il peso specifico delle condotte. Il legale di Miron, l’avvocato Giorgio Furlan, ha sostenuto con convinzione la tesi della totale estraneità ai fatti: «Non l’ho sfiorato, la bottiglia è caduta» sarebbe stata la ricostruzione del giovane, il quale si dice «dispiaciutissimo» ma fermamente convinto di non aver avuto alcun contatto fisico con la vittima. Dall’altra parte, la difesa di Carutasu ha offerrito una versione più articolata, ammettendo l’esistenza di un gesto violento ma depotenziandone l’intenzione omicida: «Un calcio per rabbia, non per uccidere».

Emerge però un elemento, emerso durante gli interrogatori, che potrebbe incidere sulla classificazione giuridica del fatto. Eduardo Carutasu, difeso dall’avvocato Enzo Frediani, ha fornito agli inquirenti una ricostruzione che ribalta l’innesco della lite. Secondo il suo racconto, tutto sarebbe partito da un episodio banale – la rottura accidentale di una bottiglia – in seguito al quale i ragazzi si sarebbero anche prodigati per raccogliere i vetri. La situazione, apparentemente rientrata, sarebbe però degenerata quando Bongiorni sarebbe tornato sui propri passi, assestando una testata a uno dei componenti del gruppo. Un gesto, quest’ultimo, che secondo la difesa avrebbe scatenato la reazione sproporzionata del minorenne esperto di pugilato, il quale avrebbe colpito a sua volta. Se confermata dalle telecamere di sorveglianza – già acquisite e ritenute decisive – questa dinamica potrebbe delineare i contorni di una rissa aggravata piuttosto che di un’aggressione unilaterale, anche se il procuratore Capizzo ha già sottolineato come l’accanimento sul inerme, colpito anche quando era ormai a terra, lasci pochi dubbi sulla brutalità dell’assalto.

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