Massa, il pugno del pugile 17enne e il pestaggio finito in tragedia: cinque indagati per l’omicidio Bongiorni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Sono bastati pochi istanti di violenza cieca, scaturiti da un rimprovero forse banale ma certamente inopportuno rivolto a un gruppo di ragazzi in piena "movida", per trasformare una normale serata in una strage familiare. A Massa, in piazza Felice Palma, Giacomo Bongiorni, 47 anni, è morto sotto gli occhi del figlio di 11 anni e della compagna, dopo essere stato accerchiato e colpito ripetutamente da un gruppo di giovani. Le indagini, coordinate tra la procura ordinaria di Massa e la procura minorile di Genova, hanno portato all’emissione di cinque provvedimenti di fermo o iscrizione nel registro degli indagati, con l’accusa di concorso in omicidio volontario aggravato da futili motivi. La città è sotto choc, e le immagini delle telecamere di sorveglianza, prive di audio ma crude nella loro oggettività, stanno rivelando una sequenza di aggressioni che non si è fermata nemmeno quando la vittima era già stesa a terra, inerme.
Il pugno del "piccolo campione" e la versione alternativa della difesa
Tra i fermati spicca la posizione di un diciassettenne, descritto come una promessa della boxe toscana, che avrebbe sferrato il primo pugno decisivo, quello che ha fatto perdere l’equilibrio a Bongiorni e lo ha gettato sull'asfalto. La sua carriera sportiva, costellata di vittorie giovanili e sogni di gloria nel ring, si scontra ora con una cella di un centro di prima accoglienza. Il giovane, ascoltato dagli inquirenti, ha fornito una ricostruzione opposta a quella che emerge dalle indagini: avrebbe dichiarato di aver subito una "testata al volto" da parte del 47enne, scatenando una reazione istintiva che lui stesso definisce difensiva. Una versione, quella della difesa, che il legale del ragazzo ha definito "alternativa" e che intende proporre nel corso del procedimento, sebbene al momento gli investigatori, supportati dai filmati, propendano per una chiara disparità di forza e per una violenza del tutto sproporzionata rispetto al presunto affronto subito.
I maggiorenni e l'allargamento dell'inchiesta agli altri minori
Oltre al minorenne, i carabinieri hanno fermato due giovani maggiorenni: Eduard Alin Carutasu, 19 anni, e Alexandru Ionut Miron, 23 anni, entrambi di origini rumene e residenti nella provincia. Mentre il 23enne ha risposto alle domande degli inquirenti cercando di ricostruire quei drammatici minuti, il 19enne si è avvalso della facoltà di non rispondere, lasciando agli accertamenti il compito di chiarire il suo ruolo nel pestaggio. Ma il quadro dei sospettati non si ferma qui: la procura minorile ha infatti allargato il mirino ad altri due giovanissimi, entrambi minorenni, portando a cinque il numero totale degli indagati. L'accusa per tutti è la stessa, aggravata dalla circostanza che il fatto sia avvenuto per un motivo insignificante, aggravante che potrebbe pesare notevole in sede processuale.
L'autopsia come verità scientifica e la rabbia dei familiari
La chiave di volta dell'intera inchiesta, in questo momento, è affidata al bisturi del professor Francesco Ventura, il medico legale incaricato di eseguire l'autopsia sul della vittima. La procura ha chiesto che venga accertata la causa scatenante del decesso: se sia stato lo schianto della caduta, il pugno del pugile o i calpi sferrati successivamente, quando ormai Bongiorni era a terra e non poteva più difendersi. I parenti della vittima, in particolare la compagna che ha assistito a tutto, hanno raccontato ai cronisti una scena agghiacciante di violenza prolungata, descrivendo un accanimento terapeutico al contrario, che non si è fermato fino a quando l'uomo non ha smesso di respirare. I familiari dei fermati, dal canto loro, respingono l'etichetta di "baby gang", parlando di una lita degenerata in cui anche i loro figli sarebbero stati aggrediti, una narrazione che appare però in forte contrasto con la freddezza delle immagini registrate quella notte in piazza Palma.




