Massa, il dolore e la rabbia dopo l’omicidio Bongiorni: il padre del ragazzo indagato dice “Non è un criminale”
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Redazione Interno
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Il tentativo di normalizzare l’orrore, in fondo, è l’unica ancora di salvezza per chi si ritrova improvvisamente dall’altra parte della barricata. Ed è proprio ciò che accade nell’intervista rilasciata da Gabriel Caratasu, imprenditore edile di origini romene che qui in Toscana ha costruito la sua fortuna, quando prova a difendere suo figlio Alin Eduardo, 19 anni, finito nel vortice della cronaca nera. «Mio figlio non è un criminale», ripete l’uomo, quasi a voler scacciare con la forza della voce un’accusa che, evidentemente, sente già pesare come un macigno sulla sua famiglia. Eppure, per quanto la narrazione paterna tenti di spostare l’asse della responsabilità – parlando di un’aggressione subita e di una testata partita quasi per reazione istintiva – i fatti accaduti nella notte tra sabato e domenica in piazza Felice Palma raccontano una verità processuale ben più cruda, che ha trasformato un rimprovero in una tragedia nazionale.
L’allargamento dell’inchiesta e la dinamica della violenza
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Massa in stretta sinergia con il Tribunale per i Minorenni di Genova, ha subito un’accelerazione nelle ultime ore, portando a cinque il numero dei giovani iscritti nel registro degli indagati per la morte di Giacomo Bongiorni, il 47enne ucciso mentre cercava – insieme al cognato – di riportare l’ordine in una movida fuori controllo. Se inizialmente i fermati erano tre – il minorenne che avrebbe sferrato il pugno fatale e i maggiorenni Eduard Alin Carutasu, 19 anni, e Alexandru Ionut Miron, 23, entrambi di origine romena – ora il cerchio si è stretto includendo altri due giovanissimi, la cui posizione è al vaglio degli inquirenti per il ruolo avuto nell’accerchiamento che ha preceduto il linciaggio. Le immagini delle telecamere di sorveglianza, che rappresentano il tassello decisivo per la ricostruzione giudiziaria, non lasciano spazio a interpretazioni alternative: quello che doveva essere un semplice battibecco si è trasformato in pochi secondi – tra i 15 e i 30 secondo le prime stime – in un accanimento brutale, dove la vittima, una volta caduta a terra, è stata raggiunta da calci e pugni anche quando era ormai inerme.
Il dramma della difesa e la versione del padre
È in questo contesto di violenza sproporzionata che si inserisce la voce fuori dal coro di Gabriel Caratasu, il quale, parlando a un quotidiano nazionale, ha provato a ribaltare la prospettiva. L’imprenditore ha infatti sostenuto che i suoi ragazzi (e con loro il gruppo) sarebbero stati a loro volta aggrediti, descrivendo una scena di caos generalizzato in cui la reazione violenta sarebbe partita da un contatto fisico subito. «Sono stati aggrediti, è partita una testata», avrebbe raccontato, cercando di dipingere l’accaduto come una rissa tra pari degenerata, piuttosto che come un’esecuzione sommaria. Tuttavia, questa versione si scontra frontalmente con quanto emerso dalla ricostruzione dei carabinieri e con le dichiarazioni della compagna di Bongiorni, la quale ha descritto una vera e propria caccia all’uomo: il gruppo avrebbe accerchiato le vittime, colpendole ripetutamente senza proferire parola, in un silenzio che ha reso l’aggressione ancora più spettrale.
Le reazioni e il cordoglio della città
Mentre il padre del 19enne tenta disperatamente di scindere la figura del figlio da quella di un "criminale", la città di Massa prova a fare i conti con una ferita che sembra non rimarginarsi. La presenza del figlio undicenne di Bongiorni, che ha assistito alla scena e ha tentato invano di rialzare il padre prima dell’arrivo dei soccorsi, ha trasformato il dolore privato in un lutto collettivo che ha spinto il prefetto a convocare d’urgenza un comitato per l’ordine e la sicurezza. Le misure annunciate – come la chiusura anticipata dei locali e il giro di vite sulla movida – rappresentano la risposta immediata delle istituzioni a un episodio che ha scosso le fondamenta della comunità. Per la famiglia della vittima, e in particolare per la compagna e il fratello di lei (anche lui aggredito e finito in ospedale con il setto nasale frantumato), non c’è però spazio per la politica. C’è solo l’attesa di giustizia, mentre il di Giacomo Bongiorni attende l’esame autoptico che dovrà stabilire, con precisione chirurgica, quale dei tanti colpi inferti abbia spezzato la sua vita.




