Indagato per rissa il cognato di Giacomo Bongiorni, ucciso davanti al figlio a Massa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il fascicolo che gravita attorno alla morte di Giacomo Bongiorni, il 47enne aggredito nella notte tra l’11 e il 12 aprile in piazza Palma a Massa, si allarga comprendendo un nome finora rimasto ai margini della ricostruzione ufficiale. Risulterebbe indagato per rissa anche Gabriele Tognocchi, cognato della vittima, secondo quanto riportato dalle edizioni locali de La Nazione e de Il Tirreno. Un’iscrizione, quella nel registro degli indagati, che modifica il perimetro dell’evento violento: non più solo un gruppo di giovani autori del danneggiamento e della successiva aggressione, ma una dinamica a più voci, dove persino un familiare stretto di Bongiorni si ritrova a dover rispondere dello stesso titolo di reato.
Bongiorni, quella notte, si era avvicinato ad alcuni ragazzi che stavano danneggiando la vetrina di un negozio, davanti alla compagna e al figlio di soli 11 anni. Il rimprovero, gesto quotidiano di un cittadino, si trasformò in tragedia quando l’uomo venne colpito a morte. La scena, già di per sé drammatica per la presenza del bambino, si complica ora con l’emersione del ruolo giudiziario di Tognocchi, il quale al termine della lite finì al pronto soccorso con una tibia e il setto nasale frantumati. Una circostanza, quest’ultima, che potrebbe ridisegnare i contorni dello scontro: non una semplice aggressione unilaterale, ma una rissa collettiva, dove la vittima designata – nell’immaginario comune – sarebbe forse stata anche parte attiva di uno scambio di colpi, sebbene con esiti letali.
Il silenzio dei difensori e l’oggetto dell’indagine
I legali di Tognocchi, Pietro Bogliolo e Marco Marino, entrambi del foro di Genova, hanno scelto la linea del riserbo più assoluto, preferendo non rilasciare dichiarazioni sulla notizia di reato che li vede coinvolti. E l’accusa, almeno in questa fase, è specifica: rissa, non concorso in omicidio o lesioni aggravate. Una distinzione non formale, perché essere indagati per rissa significa, nel codice penale, aver partecipato a una mischia violenta senza necessariamente esserne l’iniziatore o l’esecutore materiale del colpo fatale. I pubblici ministeri, coordinando le indagini, stanno cercando di sciogliere il nodo centrale: chi ha fatto cosa, in quei minuti concitati tra l’11 e il 12 aprile, e soprattutto se l’intervento del cognato abbia in qualche modo aggravato o scatenato la reazione del gruppo che poi avrebbe ucciso Bongiorni.
Telefoni sequestrati e l’attesa per l’autopsia
Proseguono intanto gli accertamenti tecnici, con particolare attenzione ai dispositivi cellulari sequestrati ai soggetti coinvolti. I tabulati e i messaggi, così come eventuali registrazioni video amatoriali scattate da residenti o passanti, potrebbero rivelare se la lite fosse già in atto prima del rimprovero o se il cognato sia accorso successivamente per difendere il congiunto. L’autopsia sul di Bongiorni, ancora in corso di svolgimento, fornirà elementi decisivi: la natura dei colpi ricevuti, la loro compatibilità con un corpo a corpo generalizzato o invece con un’aggressione deliberata a senso unico. I medici legali dovranno anche stabilire se le lesioni di Tognocchi – la tibia rotta e il setto nasale fratturato – siano riconducibili a gesti di difesa o a una partecipazione attiva alla rissa.
L’ombra del figlio minorenne e le indagini senza conclusioni
Un aspetto che gli inquirenti trattano con la massima cautela è la presenza del bambino di 11 anni, il quale avrebbe assistito all’intera sequenza di eventi. Gli esperti in psicologia forense potrebbero essere chiamati a valutare la sua testimonianza, se ritenuta attendibile nonostante il trauma, oppure gli investigatori potrebbero scegliere di non esporlo ulteriormente al contraddittorio. Per ora, nessuna richiesta di arresto o misura cautelare è stata notificata nei confronti del cognato, né tantomeno nei confronti dei giovani inizialmente indicati come aggressori. L’unico dato certo è che l’indagine per rissa, estesa anche a Tognocchi, allarga il numero dei soggetti chiamati a rispondere di quanto accaduto. Il sostituto procuratore titolare del fascicolo sta vagliando i referti del pronto soccorso e i rilievi della polizia scientifica, in attesa di un quadro completo che possa distinguere tra chi ha semplicemente litigato e chi ha inferto il colpo mortale.




