Tiro alla fune tra bond e azioni: rendimenti ai massimi dal 2002, il mercato cerca un equilibrio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato obbligazionario globale sta attraversando una delle fasi più turbolente degli ultimi decenni. I rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine hanno registrato un'impennata che ha riportato i tassi ai livelli del 2002, con il Treasury decennale statunitense che ha superato il 5,3% e il trentennale che si è spinto oltre il 5,7%. Non si tratta di un fenomeno circoscritto agli Stati Uniti: in Europa il Gilt britannico a trent'anni ha superato il 6%, toccando i massimi dal 1998, mentre l'OAT francese ha sfiorato il 5%.

Un movimento che riflette una serie di pressioni convergenti, dall'inflazione al fabbisogno di finanziamento dei governi, fino alla concorrenza di nuovi protagonisti sul mercato del capitale.

La Francia sotto pressione e il caso europeo

Il mercato europeo mostra dinamiche divergenti. Da un lato la Germania, con il Bund decennale rimasto intorno al 3,5%, continua a essere percepito come bene rifugio. Dall'altro la Francia, il cui differenziale rispetto al Bund ha toccato i 139 punti base, avvicinandosi ai livelli più alti dal 2012. Il quadro dei conti pubblici francesi, con un deficit superiore al 5% del Pil, alimenta le preoccupazioni degli investitori, amplificate dall'incertezza politica in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno.

Il ministro delle Finanze Roland Lescure ha attribuito il mancato raggiungimento degli obiettivi di riduzione del deficit alle ripercussioni economiche del conflitto in Iran e alle vendite sui mercati obbligazionari globali. Secondo Intesa Sanpaolo, la discesa dello spread OAT-Bund osservata in una recente seduta è stata "soprattutto tecnica", legata a "profit taking e ricoperture delle posizioni corte", più che a un miglioramento dei fondamentali.

Inflazione, energia e debito pubblico

Alla base del rialzo dei rendimenti c'è una combinazione di fattori. Il nuovo shock energetico, con il Brent risalito sopra i 100 dollari al barile, ha rinvigorito i timori inflazionistici e ridotto le aspettative di taglio dei tassi, quando non le ha invertite. L'analisi della Federal Reserve di New York mostra che gran parte dell'aumento dei rendimenti nominali statunitensi è dovuto a un rialzo dei tassi reali, mentre le aspettative di inflazione a lungo termine sono rimaste relativamente contenute.

A pesare è anche il deterioramento delle prospettive fiscali: negli Stati Uniti il rapporto debito/Pil è cresciuto sensibilmente, e il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha cercato di rassicurare gli investitori sostenendo che una combinazione di maggiore crescita e contenimento della spesa ridurrà il ritmo di crescita del debito federale.

Il fattore intelligenza artificiale

Un elemento meno ovvio ma rilevante è la competizione per il capitale generata dagli investimenti nell'intelligenza artificiale. La costruzione delle infrastrutture necessarie per l'AI rappresenta il ciclo di investimenti a maggiore intensità di capitale dai tempi del boom delle telecomunicazioni durante l'era dot-com.

Le grandi aziende tecnologiche statunitensi stanno emettendo debito su larga scala per finanziare data center e capacità di calcolo, contribuendo ad aumentare l'offerta complessiva di obbligazioni e, di conseguenza, i rendimenti richiesti dagli investitori. Si tratta di una domanda di capitale che si sovrappone a quella dei governi, in un contesto in cui il risparmio globale non è più abbondante come nel decennio pre-pandemia.

Le implicazioni per i portafogli

Il rialzo dei rendimenti ha effetti ambivalenti per gli investitori. Da un lato, chi detiene obbligazioni a lunga scadenza ha visto perdite in conto capitale consistenti, poiché i prezzi si muovono in direzione opposta ai tassi. Dall'altro, il cosiddetto "cuscinetto di rendimento" per i titoli di Stato globali è tornato ai livelli più alti dal 2007, offrendo una protezione maggiore contro ulteriori aumenti dei tassi.

Il reddito fisso, tradizionalmente considerato la componente difensiva di un portafoglio, sta però mostrando una correlazione problematica con le azioni in questa fase, e il comparto bancario europeo ha risentito particolarmente del movimento dei tassi. Sul fronte delle aspettative di politica monetaria, il mercato sconta ora ulteriori rialzi da parte della Fed, con il prezzo di un intervento a dicembre dato all'84%.

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