L'Ue lavora a una risposta sui dazi, mentre Trump arriva a Davos
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Redazione Esteri
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Intense consultazioni, che coinvolgono i vertici delle istituzioni comunitarie e i capi di governo, stanno definendo la posizione europea in vista di un confronto diretto con gli Stati Uniti. La priorità, come ha chiarito un portavoce della Commissione Ue, è evitare un’escalation che porterebbe all’applicazione di dazi, misure le cui conseguenze ricadrebbero, in maniera pesante, sulle imprese e sui cittadini di entrambe le sponde dell’oceano. La leadership, ha sottolineato la stessa fonte, si misura in simili circostanze attraverso l’esercizio di una grande responsabilità, quella che impedisce di fare passi avventati. Nonostante questo impegno per la de-escalation, l’Unione europea mantiene alta la guardia e non esclude, qualora fosse necessario, di ricorrere agli strumenti in suo possesso per tutelare i propri interessi economici.
Lo strumento anti-coercizione e la preparazione del vertice straordinario
Tra gli strumenti a disposizione di Bruxelles, e che i tecnici stanno esaminando con attenzione, c’è il cosiddetto regolamento anti-coercizione, entrato in vigore ormai da un paio d’anni e mai utilizzato fino a questo momento. Questo meccanismo, che alcuni osservatori definiscono un vero e proprio “bazooka” commerciale, rappresenta una delle opzioni concrete sul tavolo e costituisce, di per sé, un potente deterrente. Le sue modalità di applicazione, del resto, sono ben note ai funzionari comunitari, i quali sanno perfettamente come e quando potrebbe essere attivato. La preparazione di una risposta coerente e unitaria avverrà nel corso di un vertice straordinario dei capi di Stato e di governo, convocato per giovedì 22 gennaio, e interamente dedicato alla delicata situazione delle relazioni transatlantiche.
Il clima teso e l'appuntamento di Davos
L’atmosfera tesa, che aleggia ormai da settimane, ha iniziato a riflettersi negativamente anche sulle Borse europee, mentre il Fondo monetario internazionale ha espresso pubblicamente preoccupazione per i “rilevanti rischi” che queste tensioni commerciali potrebbero generare per la crescita economica globale. Lo scenario, complesso, si arricchisce di un ulteriore elemento con l’avvio del World Economic Forum a Davos, dove il presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbe incontrare, già da mercoledì, la presidente della Commissione Ue e il presidente del Consiglio italiano. Questi faccia a faccia, sebbene informali, saranno cruciali per saggiare le intenzioni americane e provare a smussare gli angoli più acuti della controversia.
La posta in gioco e la difesa degli interessi europei
Al centro del braccio di ferro, che ha visto un inasprimento dell’atteggiamento statunitense verso gli alleati tradizionali, ci sono questioni di strategia economica e politica estera di lungo periodo. L’Unione europea, da parte sua, ribadisce di essere pronta a fare tutto il necessario per difendere il proprio sistema produttivo e il benessere dei propri cittadini, qualora le minacce daziarie dovessero materializzarsi. La partita, estremamente delicata, richiede un equilibrio difficile tra la volontà di dialogo, ancora prioritaria, e la determinazione a non subire atti unilaterali che verrebbero percepiti come coercitivi.




