Lite tra stranieri a Porta Capuana, il 32enne del Burkina non ce l’ha fatta: arrestato il tunisino di 58 anni
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Redazione Interno
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La lama è entrata nel petto, e il sangue – ancora una volta – ha imbrattato le pietre di una Napoli che della violenza di strada sembra ormai aver fatto un triste repertorio. L’uomo di 32 anni, originario del Burkina Faso, coinvolto nel pomeriggio di ieri in una rissa scoppiata a Porta Capuana, è morto poco dopo il ricovero all’ospedale Pellegrini dove era stato trasportato in codice rosso. Le sue condizioni, apparse subito critiche, sono rapidamente degenerate nonostante i tentativi dei sanitari. A ferirlo – secondo una prima ricostruzione degli inquirenti – sarebbe stato un tunisino di 58 anni, regolare sul territorio nazionale, che dopo l’accoltellamento si è barricato in un bar nei pressi delle Torri Aragonesi per sottrarsi alla furia di alcuni connazionali della vittima.
L’episodio si inserisce in una cornice di degrado e marginalità che il quartiere Vasto, alle spalle di piazza Garibaldi, conosce fin troppo bene. Qui, dove il traffico di esseri umani e lo spaccio al dettaglio si mescolano alla cronaca quotidiana, la lite è scoppiata senza un apparente preavviso tra decine di persone. La polizia, dovendo sedare non solo lo scontro originario ma anche la reazione della folla inferocita – che ha tentato un vero e proprio linciaggio dell’aggressore – è intervenuta in forze. Solo l’arrivo di diverse volanti ha evitato che il 58enne finisse a sua volta massacrato sotto gli occhi di un quartiere ormai allo sbando.
Il barricamento e il tentato linciaggio
Mentre la vittima giaceva a terra tra la folla, ripresa in alcuni video che hanno rapidamente iniziato a circolare negli ambienti della cronaca locale, alcuni connazionali del burkinabe hanno cercato di sfondare la porta del locale dove il tunisino si era rifugiato. Gli agenti li hanno bloccati a stento, usando anche l’intimidazione fisica per tenere lontana una massa resa irriconoscibile dalla rabbia. Pasquale Bosso, esponente del comitato residenti di Porta Capuana, ha riferito di scene di terrore e panico tra i passanti e i commercianti della zona. Nessuna ipotesi sull’origine della lite è stata ancora ufficializzata, ma le prime indiscrezioni investigative parlano di un regolamento di conti legato allo spaccio di stupefacenti, tra persone che vivono ai margini della legalità e dell’assistenza.
La stretta annunciata e gli “invisibili” del Vasto
L’omicidio riaccende i riflettori su un’area cittadina da tempo considerata una polveriera: quella dei cosiddetti invisibili, immigrati irregolari o comunque privi di un’adeguata rete di supporto, che trovano rifugio in palazzoni fatiscenti e si contendono a coltellate il controllo di qualche angolo di marciapiede. Già nelle ore successive al delitto, una stretta sui controlli è stata annunciata dalle forze dell’ordine, anche se molti residenti storici dubitano che possa bastare a scalfire una criminalità diffusa e sommersa. Il tunisino, dopo essere stato tratto in salvo dal bar, è stato arrestato con l’accusa di omicidio. La vittima, stando ad alcune fonti della questura, potrebbe avere 29 anni – l’età è ancora al vaglio dei rilievi identificativi – ma quel che conta, in questo ennesimo tragico copione, è la sostanza: un uomo morto per una lama conficcata nel torace, una folla pronta a farsi giustizia, e un quartiere che ancora una volta piange senza troppo stupore.
Il ruolo dell’ospedale Pellegrini e le indagini in corso
Il Pellegrini, nosocomio storico del centro, non è nuovo a ricevere corpi dilaniati dalla violenza di strada. I medici hanno provato a rianimare il 32enne per oltre un’ora, ma la ferita alla gabbia toracica si è rivelata fatale. La polizia scientifica ha setacciato l’area di Porta Capuana e il bar delle Torri Aragonesi, raccogliendo tracce ematiche e la lama – probabilmente un coltello a serramanico – ancora non attribuita formalmente a nessuno. L’arrestato, attualmente trattenuto in cella di sicurezza in attesa dell’interrogatorio di garanzia, ha opposto un silenzio carico di minacce secondo alcuni presenti. Gli inquirenti evitano per ora ogni sbilancio moventistico, ma l’attenzione è alta: la sfida, ancora una volta, è distinguere tra un omicidio premeditato e una rissa degenerata in pochi secondi. In mezzo, il sangue di un altro uomo che difficilmente troverà giustizia altrove che nelle pagine di un giornale.




