Omicidio a Porta Capuana, secondo delitto in due mesi: caccia al killer di Alessandro Grivano

Omicidio a Porta Capuana, secondo delitto in due mesi: caccia al killer di Alessandro Grivano
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Redazione Interno Redazione Interno   -   La scia di sangue che si allunga sulle strade di Porta Capuana non accenna a fermarsi, e il quartiere affonda in un clima di sconforto e rabbia che si fa sempre più denso con il passare delle ore. Due omicidi in meno di due mesi, a distanza di pochi metri l'uno dall'altro, hanno trasformato una zona già martoriata della città in un palcoscenico di violenza dove la paura, ormai, ha preso il sopravvento sulla rassegnazione.

Sabato notte, poco dopo l'una, Alessandro Grivano, trentatreenne originario del Borgo Sant'Antonio, è stato raggiunto e ucciso mentre era in sella al suo scooter in piazza Sant'Anna, una dinamica che riporta immediatamente alla mente il delitto di Elhoucine Ziouani, ammazzato tra la folla il 10 maggio scorso nella stessa area.

La dinamica dell'agguato e la caccia all'assassino

L'omicidio di Grivano, che lascia la città sgomenta per la ferocia e la rapidità dell'esecuzione, presenta tutti i crismi di un agguato premeditato: un solo colpo di pistola, esploso a distanza ravvicinata, che ha centrato il torace della vittima mentre il suo scooter era rimasto bloccato nel traffico del venerdì sera. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l'uomo si trovava in sella al proprio motociclo in piazza Volturno quando un altro scooter, con a bordo due persone, gli si è affiancato e il passeggero ha fatto fuoco senza esitazione.

La pallottola, unica e letale, ha provocato una ferita gravissima al torace e Grivano, nonostante il tentativo di alcuni automobilisti di prestargli i primi soccorsi, è deceduto durante il tragitto verso l'ospedale Vecchio Pellegrini. Sul posto sono immediatamente intervenuti gli agenti della polizia scientifica, che hanno effettuato i rilievi e acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, mentre gli investigatori della squadra mobile sono al lavoro per dare un volto e un nome all'esecutore materiale e al complice che lo ha accompagnato nella fuga.

Movente passionale o modalità mafiose?

Uno degli aspetti che maggiormente sta catalizzando l'attenzione delle indagini è la natura del movente: le modalità dell'agguato, con un esecutore a bordo di un motociclo che spara a bruciapelo in pieno centro cittadino, evocano indiscutibilmente le tecniche esecutive tipiche della camorra, ma al momento gli inquirenti sembrano orientati a esplorare con maggiore convinzione la pista passionale o personale.

Alessandro Grivano, infatti, pur avendo alle spalle alcuni piccoli precedenti penali, non risulterebbe inserito in contesti di criminalità organizzata di alto profilo, un elemento che spingerebbe le forze dell'ordine a concentrare le verifiche sulla sua cerchia di frequentazioni e su eventuali litigi o questioni sentimentali irrisolte.

La cautela con cui gli investigatori trattano l'ipotesi del regolamento di conti tra clan è dettata dalla necessità di vagliare ogni pista senza trascurare dettagli che potrebbero rivelarsi decisivi, in un quadro investigativo che si preannuncia complesso e disseminato di depistaggi.

La rabbia di un quartiere stremato e le voci dei residenti

Nel frattempo, a pagare il conto più salato di questa spirale di violenza è il quartiere, che si ritrova a fare i conti con un senso di impotenza e abbandono che ormai rasenta l'insopportabilità. "Ormai contiamo i morti. Facciamo incontri, sit in, confronti con il prefetto Michele Di Bari e il sindaco Manfredi, ma qui non cambia niente. È allucinante", ha dichiarato con voce stanca e affranta Ulderico Carraturo, imprenditore del luogo e titolare di una delle pasticcerie più antiche di Napoli, da oltre un anno impegnato in prima linea per rivendicare sicurezza e legalità per il suo quartiere.

Le sue parole, che non nascondono un profondo senso di fallimento, riecheggiano il sentimento collettivo di una comunità che si sente tradita dalle istituzioni e abbandonata al proprio destino, dopo aver assistito a due esecuzioni in pieno centro in meno di sessanta giorni. La zona rossa, istituita proprio per arginare il dilagare della microcriminalità e della violenza, viene percepita ormai come un fallimento, un provvedimento che non ha sortito gli effetti sperati e che ha lasciato intatta la capacità di agire della malavita.

Un clima di crescente insicurezza

La paura per la propria incolumità e, soprattutto, per quella dei propri figli è diventata il sentimento dominante tra i residenti, che vedono sgretolarsi giorno dopo giorno la fiducia nello Stato e nelle promesse di rilancio e sicurezza avanzate più volte in passato. L'omicidio di Grivano, avvenuto a poca distanza da quello di Ziouani, ha creato un cortocircuito emotivo che rende il clima sociale particolarmente teso e acceso, con i cittadini che chiedono risposte concrete e immediate per arginare una deriva violenta che sembra non avere più freni.

Le forze dell'ordine, in questo contesto, hanno intensificato i controlli nella zona e stanno vagliando minuziosamente tutti gli elementi a disposizione, dalla ricostruzione degli ultimi spostamenti della vittima alle eventuali minacce ricevute, nel tentativo di ricostruire un puzzle che per ora appare ancora frammentario e privo di un disegno logico coerente.

Le indagini e l'attesa di una svolta

Mentre la procura di Napoli ha aperto un fascicolo per omicidio e i magistrati coordinano le indagini della squadra mobile, l'attenzione è focalizzata sull'analisi dei filmati delle telecamere di sorveglianza pubbliche e private che potrebbero aver immortalato i momenti precedenti e successivi al delitto. La speranza è che le immagini possano fornire un dettaglio utile, come la targa del motociclo utilizzato dai killer o le loro caratteristiche fisiche, elementi fondamentali per risalire all'identità dei responsabili.

La caccia all'uomo è aperta, ma il silenzio che spesso avvolge questi episodi e la difficoltà di trovare testimoni o collaboratori rendono il lavoro degli inquirenti particolarmente gravoso, in un contesto in cui ogni pista, dalla più banale alla più intricata, viene percorsa con la massima discrezione per evitare di inquinare le prove.

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